La Commissione Europea sta finanziando una campagna di educazione allo sviluppo in corso di realizzazione, dal nome “Sblocchiamoli!”, all’interno del progetto “Knowledge Health and Food for all”.

Alcune ong e associazioni italiane, spagnole, boliviane, indiane ed ecuadoriane si stanno dando da fare affinché tutti vengano a conoscenza del grave pericolo che il mondo sta correndo: molti alimenti, medicinali e saperi tradizionali, rischiano di diventare brevettabili e quindi proprietà privata non diffondibile.

Basta una firma dell’ufficio Brevetti di Bruxelles o di Washington per decretare la morte di un malato di Aids che non ha i soldi per permettersi cure costose, o per impedire a un ecuadoriano di nutrirsi con le piante tradizionali del luogo.

La globalizzazione dei cosiddetti Diritti di Proprietà Intellettuale non fa che accrescere il potere delle multinazionali farmaceutiche e agroalimentari, lasciando poco spazio a compromessi. Solitamente sono i governi dei Paesi ricchi a imporre ai Paesi definiti sottosviluppati o in via di sviluppo l’adesione agli accordi internazionali sui diritti di proprietà intellettuale, come sta avvenendo in questo momento per l’industria farmaceutica indiana.

Lo scopo principale della campagna, inaugurata il 14 marzo 2011, è quello di difendere il diritto dei piccoli coltivatori europei a riprodurre, riutilizzare e rivendere i semi acquistati. L’obiettivo sarà perseguito innanzitutto facendo emergere i processi con i quali la vita quotidiana dei cittadini viene condizionata dalle organizzazioni che si occupano di proprietà intellettuale, e soprattutto di brevetti sui farmaci e sui semi. Con essa, inoltre, si vogliono difendere e valorizzare i diritti degli agricoltori, in particolare il diritto di “conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi”, come previsto dall’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura.

Questi problemi hanno un forte impatto sulla vita quotidiana dei cittadini, ma su di essi gli amministratori locali non decidono concretamente, mentre le scelte vengono definite da organizzazioni lontane dalle comunità”, afferma Arturo Parolini, presidente della ong Ricerca e Cooperazione, capofila del progetto. “Per questo – continua Parolini – con la campagna “SBLOCCHIAMOLI – Cibo salute e saperi senza brevetti” ci rivolgiamo agli enti locali, quali principali alleati delle nostre azioni per la tutela dei beni comuni e per il rispetto dei diritti essenziali”.

La campagna è promossa da: RC, Cric, Cies, Cestas, Cospe, Icei, Re.Te, N:Ea, Màs Vida e Cad. In collaborazione con: Crocevia; Regione Umbria; Università del Molise; Università di Macerata; Università del Salento; Aiab; rivista “Agricoltura, Istituzioni, Mercati”; Ipogea; Più Vida onlus, Secours Populaire Francaise; Fundaciòn Familias Unidas; Navdanya; Mesa Agraria; Fundaciòn Terranueva.