Firmato il decreto dal Presidente della Repubblica. E decreto legge fu. Così passa la manovra da 51 miliardi progettata da Tremonti, che sembra demandare molto al futuro.

Comuni e Regioni si lamentano per i tagli e si chiedono se questo sia il canto del cigno del federalismo dato che, viste le condizioni, sarà impossibile governare. Previsti infatti per il 2013 tagli per 3,5 miliardi di euro seguiti nel 2014 da altri 6 miliardi. Consistente la riduzione dei trasferimenti in questo biennio anche per le Regioni a statuto speciale (3 miliardi). Modificato il Patto di stabilità interno, che premierà gli enti rispettosi dei vincoli di bilancio nel triennio precedente, e virtuosi nell’incidenza della spesa per il personale.

Lo Stato farà cassa eliminando le sovrapposizioni tra il fisco e l’assistenza sociale dell’Inps e grazie alla lotta all’evasione. Tremonti punta all’allargamento della base imponibile dell’Irpef (riducendo le forme di agevolazione fiscale) e al varo di un sistema con tre sole aliquote al 20, 30 e 40%. I tributi saranno ridotti a cinque (Irpef, Ires, Iva, accisa e imposta di servizio che assorbirà altri tributi). Le rendite finanziarie saranno tassate con un’aliquota unica al 20% mentre le rendite dei titoli di Stato rimarranno con l’aliquota del 12,5%. L’Iva sarebbe modificata in base alle aliquote e l’Irap diminuirebbe dal 2014 per poi essere abolita.

Sgravi fiscali per le nuove imprese formate dai giovani sotto i 35 anni, con un imposta del 5% forfettaria per una durata di 5 anni. Sanatoria sulle liti fiscali sotto i 20 mila euro, in previsione il ritorno del ticket sanitario sulle visite specialistiche, sugli esami diagnostici e sui codici bianchi del pronto soccorso. Controlli più severi per le assenza di malattia dei dipendenti pubblici, con visite fiscali dal primo giorno. Dal 2020 le donne che lavorano nel settore privato dovranno avere 60 anni e un mese per potere andare in pensione; nel 2032 si raggiungeranno i 65 anni. Varate norme più severe per le scommesse clandestine e per chi fa giocare i minori. Trasformati alcuni enti come l’Unire che diventa Assi (Agenzia per lo sviluppo del settore ippico), Cinecittà che rinasce come Cinecittà Luce, l’Ice (Istituto per il commercio estero) che vedrà ridotti i suoi dipendenti e sarà accorpato alla Farnesina.

Dal 2012 si potrà destinare il 5 per mille a tutela e promozione dei beni culturali e le città d’arte godranno di una certa liberalizzazione del commercio, potendo decidere gli orari di apertura e di chiusura dei vari esercizi commerciali. Saranno messe in vendita nuove case popolari, in seguito all’intesa tra governo e Regioni. Superbollo per i bolidi e aumento delle pompe di benzina self-service; gli impianti di distribuzione carburante potranno vendere riviste e generi alimentari. Previsti tanche tagli alla politica con l’election day, che accorperà elezioni nazionali e amministrative, ma resta escluso il referendum. Ridimensionamenti per auto blu e aerei “politici”e naturalmente taglio agli stipendi dei ministri, ma dalla prossima legislatura.

In tema di giustizia la manovra prevede misure per i tagli dei costi e altro: obbligo di programmazione del lavoro per i capi degli uffici giudiziari, semplificazioni delle comunicazioni processuali e della decisione in grado di appello, convenzioni per la formazione professionale dei giovani laureati nei tribunali come assistenti al giudice, incentivi economici per gli uffici giudiziari più efficienti nella riduzione dell’arretrato, la sospensione dei processi penali per gli imputati irreperibili e la deroga al divieto di svolgere funzioni requirenti e giudicanti monocratiche, limitata ai magistrati nominati ad agosto del 2010 al fine di coprire le sedi sguarnite.

Episodi estemporanei non passeranno come provvedimenti ma rimangono però interessanti spunti di riflessione sulla classe politica che ci governa. Su tutti il caso della norma ribattezzata salva-Finivest apparsa “alla chetichella” nel testo della manovra, tra sabato e domenica 3 luglio e successivamente ritirata dal premier. In cosa consisteva? Il giudice ha la facoltà di sospendere le le pronunce di condanna in attesa della sentenza di Appello o di Cassazione. Con il tentativo di manipolazione di due commi del codice di procedura civile, (il primo comma dell’articolo 283 e dell’articolo 373) si è cercato di obbligare il giudice a sospendere il pagamento del risarcimento. Questo perché, in previsione la sentenza del Lodo Mondadori, Berlusconi avrebbe corso il rischio di risarcire la Cir di Carlo De Benedetti per una cifra tra i 750 e i 500 milioni di euro. Sempre in tema di giustizia civile è previsto un tetto di sei anni per il processo civile e si registrano critiche per l’aumento dei costi dei contributi unificati (estesi anche alle cause di lavoro). Si ricorda anche l’imposizione nello scorso anno della pratica della mediazione, che dovrebbe servire a ridurre i costi legali ma per ora che sembra destinata al contrario.