L’Italia, negli ultimi giorni, è preda di attacchi speculativi che fanno temere per la solvibilità dello Stato. Lo spread ha superato i 300 punti e ha generato come naturale conseguenza l’aumento dei tassi di rendimento dei titoli del debito pubblico (che per lo Stato sono tassi di costo).

Le logiche che hanno governato i mercati finanziari in questi ultimi giorni sono state di origine speculativa, e dunque poco chiare e difficili da prevedere. Tuttavia, un’analisi dei dati macroeconomici dei Paesi PIIGS può probabilmente aiutare a comprendere se l’Italia è come la Grecia oppure no. I

l ministro delle finanze greche Evangelos Venizelos giovedì scorso ha affermato che l’intero debito pubblico greco è il prestito dell’Italia per un anno, ossia 355 miliardi. Verissimo, il nostro tallone d’Achille è, senza dubbio, il debito pubblico: nel 2010 ha superato il 119% del Prodotto Interno Lordo, secondi solo alla Grecia con il 148%. Il Portogallo invece si ferma al 93%.

Ma, osservando altri dati che sono comunque fondamentali per la tenuta delle finanze pubbliche di una nazione, in realtà, l’Italia mostra una struttura abbastanza solida e capace di reagire alle aggressioni del mercato. La bilancia dei pagamenti e il saldo finanziario per investimenti internazionali (ovvero l’attivo e il passivo di uno Stato nei confronti del resto del mondo) evidenziano un panorama ben diverso da quello greco: nel quarto trimestre del 2010 in relazione al Pil il nostro “disavanzo internazionale” è stato del 2,59%. La Grecia mostra, invece, un preoccupante 12%, mentre Spagna e Portogallo rispettivamente 3% e 10%.

Se invece osserviamo i dati per settore, come ad esempio il risparmio delle famiglie, anche qui, è possibile affermare che l’Italia non è come la Grecia. Dati OCSE mostrano come in percentuale al reddito disponibile il risparmio delle famiglie italiane è stato di quasi 9 punti nel 2008. Se diamo uno sguardo agli altri paesi, si può notare come in realtà l’Italia mostra un quadro migliore rispetto alla Grecia (-7,3 punti nel 2006), Spagna (6,1) e Portogallo (-0,9). In termini di saldo attivo e passivo delle famiglie, quelle italiane sono sicuramente le più virtuose tra le PIIGS con un eccedenza attiva del 5,3% del Pil, mentre per la Grecia il saldo ha raggiunto nel 2006 circa il -12%.

Quindi è possibile affermare che l’Italia non è né la Grecia né il Portogallo. Il Bel Paese deve fare i conti con un immenso debito pubblico, ma può contare in un economia nazionale abbastanza “equilibrata” e con una propensione al risparmio delle famiglie tra le più alte d’Europa. Quello che pesa di più, e su cui si deve agire, è il costo dello Stato-apparato, ovvero la burocrazia, la politica e gli sprechi che circondano tutto il sistema. Purtroppo il nostro ingresso nell’Euro ha fatto si che dobbiamo rinunciare alla politica monetaria, e ci costringe a poche vie di uscita: un netto taglio ai costi della politica, nuove privatizzazioni, lotta all’evasione con inasprimento delle pene e un miglioramento dell’efficienza nella produzione dei servizi offerti pubblicamente attraverso meritocrazia e lotta alla corruzione.