La crescita economica attuata oltre i propri limiti, soprattutto economici, sembra ribellarsi. Dopo la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e l’Italia ora il terremoto del debito pubblico sembra spostarsi oltre oceano. Ma ogni crisi deve essere valutata separatamente. L’attacco che ha colpito l’Italia ha fatto temere il peggio per le finanze pubbliche, con il rischio di non riuscire a piazzare sul mercato le obbligazioni del debito pubblico e quindi di insolvenza. Invece quello che sta accadendo in Usa è ben diverso.

Obama deve fare i conti con il più grande debito pubblico del mondo, ma difficilmente gli Usa troveranno difficoltà a vendere sul mercato i titoli di Stato a tassi d’interesse accettabili. Anche se qualcosa sembra cambiare. Oggi i mercati finanziari hanno reagito negativamente alla situazione americana.

Basti osservare la borsa di Shanghai che ha fatto registrare un -2,96%, uno dei risultati peggiori dall’inizio dell’anno. Quella cinese è un buon termometro sullo stato di salute sulle finanze pubbliche americane, perché, da come risulta dai dati ufficiali del Tesoro USA, Pechino è il maggior detentore di obbligazioni Usa con 1154 miliardi di dollari in Tbonds.

Tuttavia le “origini” della crisi sono ben diverse da quelle italiane. Il pericolo che sta correndo il Tesoro Federale è possibile definirlo un rischio “contabile”, perché la crisi americana è dovuta al fatto che il Tesoro Usa ha un limite autoimposto di debito (debt celing) che non può superare. L’attuale limite, modificato dal congresso nel 2002, è di 14300 miliardi di dollari e, se democratici e repubblicani non trovano un’intesa in questi giorni, sarà sforato il 2 Agosto.

Più passano i giorni e più la possibilità di un accordo tra i due partiti americani sembra allontanarsi, mentre salgono le quotazioni per un possibile default temporaneo per le casse americane. Questo sospenderebbe i pagamenti delle obbligazioni in scadenza e quindi lo stato americano risulterebbe insolvente.

Ma il rischio di ripercussioni sul’intere economie mondiali è alto e per questo che stamattina è intervenuto anche il Fondo Monetario invitando gli USA “urgentemente a elevare il tetto del debito pubblico e trovare un accordo sul consolidamento di medio termine”. Le nazioni che possiedono maggiori obbligazioni USA sono Cina, Giappone e Gran Bretagna. Mentre l’Italia è al ventitreesimo posto con 24 milioni di dollari di Tbonds del debito pubblico americano. Dunque tutto il mondo in questi giorni avrà un occhio rivolto alle vicende economiche e politiche americane.