Il governo ecuadoriano ha avviato un lavoro di analisi sul debito contratto dal Paese negli ultimi decenni. L’attuale Presidente della Repubblica Rafael Correa, un economista, fin dal suo insediamento nel 2007, ha mostrato determinazione nel “non voler pagare il debito illeggittimo, corrotto e illegale”.

Il Presidente dell’Ecuador Rafael Correa

Un debito ereditato dalla dittatura militare, aumentato da forti incrementi del tasso internazionale. Alla fine degli anni settanta l’Ecuador fu costretto a prendere nuovi prestiti ad interessi variabili per pagare i precedenti. Tuttora non si conosce il destino di quei fondi, che non sono mai arrivati nel Ppaese. Nel 1983 inoltre la Banca Centrale dell’Ecuador accettò il debito estero del settore privato per un totale di 1371 milioni di dollari. Negli anni novanta si stabilì che le risorse di petrolio e di metano, di cui l’Ecuador è ricchissimo, dovessero garantire il debito e si privatizzarono le compagnie statali.

Il giornalista e politico argentino, Alejandro Olmos, uno dei massimi studiosi del debito straniero, ha dichiarato che l’Ecuador è stato trattato come un volgare commerciante senza dignità, convalidando la frode come modo convenzionale di sottomettersi alle esigenze dei creditori, con clausole contrattuali che violano i principi generali del diritto.

La Commissione per la Revisione Integrale del Credito Pubblico (CAIC), voluta proprio da Correa, il 20 novembre del 2008 ha concluso il suo lungo periodo d’indagine sul debito estero contratto dal 1976 al 2006.Secondo la relazione finale l’Ecuador avrebbe ricevuto circa 30 miliardi e ne avrebbe già restituiti oltre 100 miliardi interessi inclusi, dimostrando così un debito ampiamente saldato.

Un rapporto ufficiale e un pronunciamento storico per la lotta dei movimenti sociali contro il debito estero, considerato un ulteriore strumento di dominio usato dai Paesi ricchi e dalle istituzioni finanziarie internazionali per creare o mantenere vincoli di dipendenza in capo ai paesi del Sud del mondo.

La CAIC ha rilevato elementi di illegittimità e illegalità nei crediti concessi, incluso quello accordato da governo italiano per la centrale idroelettrica di Marcel Laniado De Wind, nei pressi della diga di Daule Peripe, un prestito di circa 45 milioni di euro. Un’opera di scarso valore che non produce più di un terzo dell’energia auspicata, con un incremento dei costi in corso d’opera del 163% e impatti ambientali e sociali enormi.

14.965 contadini sono stati costretti ad abbandonare le loro terre, un tempo fertili, ora allagate dal bacino. 63 comunità sono rimaste isolate e, secondo la società civile ecuadoriana, circa 50.000 persone sono state impattate negativamente per la costruzione della diga. Un’operazione fallimentare della Cooperazione Italiana, denunciato da molte ONG dopo un lavoro di ricerca e documentazione della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale.