La città di Anshun, nella provincia meridionale di Guizhou, è scossa da violente proteste in seguito alla morte di un venditore nel pomerig gio di martedì. La sommossa è stata innescata da voci secondo le quali il venditore di strada, con una gamba sola, sarebbe stato picchiato a morte dai “chengguan”. Ovvero dai poliziotti ausiliari incaricati di sorvegliare i commercianti ambulanti e reprimere l’accattonaggio; un corpo speciale particolarmente detestato in Cina, che più volte è stato accusato di abusi contro i civili.

Il venditore Deng Qi guo, 52 anni, avrebbe avuto un’accesa discussione con i “chengguan” davanti al cancello del mercato. La sua morte, indirettamente, finisce per ricordare il caso di Mohamed Bouazizi, l’ambulante tunisino che si diede fuoco dopo l’ennesimo sopruso della polizia, innescando le proteste della Primavera araba.

Il China Daily cita una dichiarazione del governo locale di Anshun che conferma la morte dell’uomo, e ammette che prima dell’incidente «alcuni chengguan stavano lavorando nella zona». Il fratello maggiore della vittima, Deng Qichang, ha acconsentito all’autopsia e un’indagine è in corso per scoprire le cause del decesso. La tv via cavo di Hong Kong ha trasmesso le prime immagini degli scontri. Si vedono blindati anti-sommossa dispiegati per le strade della città, dove i manifestanti hanno rovesciato automobili, distrutto bancomat e assaltato i cordoni di polizia.

In alcuni filmati sul sito Youku.com, la risposta cinese a YouTube, si vede una grande folla raccolta intorno a quello che pare un corpo disteso a terra. In lontananza un autoveicolo del governo con i finestrini rotti e le portiere sradicate. L’agenzia Xinhua parla di circa 30 persone e 10 poliziotti rimasti feriti nelle violenze.

La sommossa è l’ultima di una serie di rivolte in tutta la Cina: un episodio simile a quello di martedì è avvenuto, all’inizio di questo mese, nella regione meridionale dello Guangdong, dove alcuni “chengguan” avevano picchiato a morte un venditore di strada e malmenato la moglie incinta. La prepotenza contro i lavoratori migranti ha provocato scontri violenti durati tre giorni, con undici persone arrestate. E così la regione – la vera culla del miracolo cinese, con vertiginosi tassi di crescita del 12,4% annuo – si è trasformata nel focolaio più acceso delle proteste sociali.

Nel 2008, sempre nella regione dello Guizhou, la folla prese d’assalto la sede del governo, dopo che la polizia, per proteggere il figlio di un funzionario locale, aveva coperto lo stupro e l’omicidio di una ragazza. Secondo l’Accademia delle Scienze Sociali nell’ultimo anno in Cina si sono verificati decine di migliaia di «incidenti di massa». Le proteste riguardano le accuse di corruzione e abuso di potere dei funzionari locali, l’inquinamento e i salari bassi.

I disordini per il caro vita sono ormai l’ossessione del governo di Pechino, in questi mesi costretto a correre ai ripari. L’inflazione fuori controllo – 9,7% in questi mesi -, ha fatto impennare il prezzo dei generi alimentari fino ad arrivare a un aumento dell’11,7%. Il costo della vita sta diventando insostenibile rispetto ai salari: milioni di famiglie impiegano un terzo del loro stipendio per il so lo acquisto di beni alimentari. La popolazione, delusa dalle promesse della via comunista al capitalismo, si aspetta una redistribuzione del reddito, che però comporterebbe un calo di competitività delle merci cinesi.