Gli stranieri che vogliono vivere in Italia avranno due anni di tempo per imparare la lingua, come funzionano le istituzioni e cosa dice la Costituzione, per accumulare i crediti necessari per ottenere il permesso di soggiorno.

Il 28 luglio il Parlamento ha approvato il permesso di soggiorno a punti, introdotto con il Pacchetto Sicurezza del 2009 – legge 94/2009 – , e cinque giorni dopo ha emanato la legge che applica le normative Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e sul rimpatrio degli extracomunitari irregolari. Tutto ciò mentre gli immigrati e i richiedenti asilo reclusi nei Cara e nei Cie di tutta Italia protestano per la condizione in cui sono costretti a vivere.

Il permesso di soggiorno a punti, già in vigore in altri Paesi come la Francia, il Canada e alcuni stati del nord Europa, promosso dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni e da quello del Lavoro Maurizio Sacconi, è frutto dell’ “Accordo di integrazione tra o starniero e lo Stato” del 2009.

L’accordo si rivolge agli stranieri che hanno compiuto 16 anni e che entrano perla prima volta in Italia chiedendo un permesso di soggiorno superiore a un anno. La norma non si applica, invece, alle vittime di tratta, di violenza o grave sfruttamento, ai disabili e ai non autosufficienti.

Il cittadino straniero che richiede il permesso di soggiorno avrà in dotazione 16 punti e due anni di tempo per acquisire le conoscenze di base della lingua italiana parlata, della cultura e della vita civile, delle istituzioni pubbliche, e del funzionamento della sanità, della scuola e del sistema fiscale, necessarie per aumentare il suo punteggio. I crediti potranno essere guadagnati anche attraverso lo svolgimento di percorsi di formazione professionali, il conseguimento di un titolo di studio, l’iscrizione al SSN, l’affitto o l’acquisto di un immobile.

Le condanne penali, anche non definitive, la sottoposizione a misure di sicurezza personali e il commettere gravi illeciti amministrativi e tributari provocano, invece, una decurtazione dei crediti,fino a portare all’espulsione.

La verifica del raggiungimento dei requisiti per il conseguimento del permesso di soggiorno avviene trenta giorni prima della scadenza del biennio. Lo straniero riceverà il permesso se ha accumulato un totale di almeno 30 crediti. Se invece i crediti posseduti vanno da 16 a 30, avrà ancora un anno per cercare di arrivare alla soglia minima per avere il permesso. Infine un numero di crediti pari o inferiore a zero comporterà la sua espulsione.

Per mettere lo straniero nelle condizioni di raggiungere i 30 punti, lo Stato italiano assicura un corso di formazione civica gratuito della durata di 5-10 ore, al termine del quale vi sarà un test di valutazione. Il problema è capire se effettivamente un corso di 10 ore potrà garantire a un immigrato l’acquisizione delle conoscenze necessarie per vivere in Italia. Inoltre bisognerà evitare che il permesso a punti si trasformi nell’ennesimo ostacolo nel percorso di integrazione degli immigrati in Italia.

Per quanto riguarda le politiche migratorie, invece, il nuovo testo approvato il 2 agosto dal Parlamento, prevede l’espulsione immediata degli immigrati irregolari considerati pericolosi, e aumenta il tempo massimo di permanenza nei Cie, che passa dai 6 ai 18 mesi. Si allunga, inoltre, dai 5 ai 7 giorni il termine entro cui lo straniero deve lasciare l’Italia su ordine del questore quando non è possibile la detenzione nei centri. Il decreto, infine, introduce il permesso di soggiorno per motivi umanitari e il “rimpatrio volontario assistito”, che potrebbe sostituire, in alcuni casi, il rimpatrio coatto dei clandestini.