Il giudice economico-penale Alejandro Catania ha denunciato sei giornali argentini perché negli ultimi cinque anni, cioè dal 2006 ad oggi, hanno scritto sull’economica della nazione. Tutti i giornalisti e i redattori coinvolti in questi articoli saranno quindi chiamati a testimoniare contro le loro stesse fonti.

La Asociación de Entidades Periodísticas Argentinas (ADEPA) ha denunciato, tramite un comunicato stampa del 22 settembre, un atto di “censura indirecta y de potencial restricción a la libre información de la ciudadanía” ["censura indiretta e di potenziale restrizione della libertà d’informazione della cittadinanza"].

Attraverso il comunicato si afferma che questo atto mina la professione stessa nel suo scopo ultimo, cioé nell’“informar cuestiones de interés público a partir de fuentes libremente seleccionadas” ["Informare sulle questioni di interesse pubblico a partirre dalle fonti, selezionate liberamente"].

Ed è proprio questa la critica sollevata dall’associazione, cioè la difesa delle fonti a cui un giornalista fa riferimento su cui vige il segreto professionale. I giornalisti ribadiscono il loro diritto, sempre nel rispetto dei lettori, di affidarsi e consultare più fonti diverse e non solamente quelle ufficiali. Il Washington Post scrive, inoltre, che il governo argentino era stato già richiamato dall’FMI perché non si era rivolto a consulenti privati per ottenere dati più oggettivi. 

L’oggetto della disputa è il tasso d’inflazione annuale. Ce ne sarebbero infatti due differenti: uno è quello dichiarato dai funzionari ufficiali e che risulterebbe essere, per lo scorso mese, del 9,8%. Il secondo, al contrario, è quello che emerge dalle ricerche compiute dalle pagine dei giornali che si occupano di economia. Infatti, secondo gli economisti a cui i giornalisti danno voce, l’Argentina verserebbe in una situazione molto più delicata e preoccupante. Affermano che l’inflazione argentina si aggirerebbe intorno al 20%, più del doppio di quanto dichiarato dal Governo.

Il giudice ha unito alla denuncia per i giornalisti quella a diversi organi ufficiali che lavorano nel mondo dell’economia. Ha quindi citato in giudizio, primo fra tutti l’ufficio dell’Fmi in Argentina, seguito dal ministero delle Imposte, la banca centrale e il mercato azionario che cerca informazioni sui consulenti e i loro clienti.

La preoccupazione è molta, tanto da far intervenire in questa decisione anche la Inter American Press Association, la quale ha espresso tutto il suo disappunto, giudicando l’ordine giudiziario insolito e inappropriato. E l’associazione continua dicendo che si tratta di un attacco alla professionalità del lavoro dei giornalisti ed al rispetto della privacy delle fonti.

Alla fine del documento diffuso dall’associazione dei giornalisti argentini si legge che  “actos como éstos deben poner en alerta a la sociedad en su conjunto, no solo porque puede verse privada de acceder a voces y fuentes diversas para informarse acerca de cuestiones sensibles para los intereses particulares de cada ciudadano, sino porque además, la amenaza proviene de un integrante del Poder Judicial de la Nación, que es en definitiva el último refugio que tienen los habitantes de nuestro país, para defender sus derechos frente a las agresiones que pudiesen recibir de otras personas y de los demás poderes del estado”. ["atti come questi devono mettere in allerta la società nel suo insieme, non solo perché si può trovare privata di accede a voci e fonti diverse per informarsi riguardo le questioni sensibili per l’interesse particolare per ogni cittadino, ma anche perché la minaccia proviene da una parte del Potere giuridico della Nazione, che infine è l’ultimo rifugio che hanno gli abitanti del nostro paese, per difendere i loro diritti di fronte a l’aggressione che potrebbero ricevere da altre persone e da altre parti dello stato"]

Tutto questo avviene all’ombra della dittatura degli anni ‘70. Il timore che si ritorni ad un regime illiberale, come quello del Generale Videla che il 24 marzo del 1976 prese il potere con un golpe militare. In quegli anni il governo cercò di eliminare le voci dell’opposizione uccidendo circa 2.300 persone e facendone sparire più di 30.000, i famosissimi desaparecidos di cui ancora non si sa nulla. 

L’attenzione verso il pericolo di ricadervi è tale che la Presidente del Parlamento, Silvana Giudici, ha accusato il governo di voler istituire nuovamente le “liste nere”, come successe negli anni della dittatura.