Dallo scoppio della guerra in Afghanistan si è parlato molto della difficile condizione delle donne di questo paese, che  in parte  negli ultimi tempi hanno visto in parte un insufficiente miglioramento della propria vita per quanto riguarda i diritti civili, e un aumento delle proprie possibilità di lavorare, studiare e partecipare alla vita politica (secondo il ministero degli Affari femminili l’Afghanistan ha la percentuale più alta nel mondo di deputati donne in Parlamento- 27%) e sociale della nazione.

La situazione, però, continua a essere critica: ancora soltanto il 13% delle donne afghane è in grado di leggere e scrivere correttamente, i matrimoni forzati sono abituali e l’87% delle donne è vittima di violenza domestica.

Proprio in questi giorni si è verificato un caso che riporta alla luce la questione dei diritti della donna: ieri una giovane afghana, Gulnaz, condannata per adulterio 3 anni fa, dopo essere stata stuprata e aver avuto una bambina in carcere, è stata graziata, e quindi potrà essere liberata, ma solo se sceglierà di sposare l’uomo che aveva abusato di lei.
Il suo caso di donna condannata per cosidetti “crimini morali” doveva diventare il soggetto di un documentario finanziato dall’Unione Europea, ma i lavori sono stati bloccati per motivi diplomatici. A quel punto, dopo varie raccolte di firme e richieste di scarcerazione da parte di attivisti di tutto il mondo, è stato lo stesso presidente Hamid Garzai a occuparsene, dichiarando in un comunicato che “la donna sarà rilasciata nel momento in cui deciderà di diventare la seconda moglie del suo violentatore”.

Più di 5 mila persone avevano firmato una petizione per chiedere al presidente afghano di liberare Gulnaz, e adesso si ha la sgradevolissima sensazione che la scarcerazione sia solo una farsa, considerando a quali condizioni sarà possibile.
Intervistata dalla Cnn, la giovane donna si è detta disposta a sposare il suo aggressore, per dare comunque alla figlia la possibilità di avere una vita ‘normale’, fuori dalla prigione. Anche perché in Afghanistan, le donne nella sua condizione di “disonorata”, rischiano di essere uccise, per mano della famiglia o dell’aggressore, che nel caso di Gulnaz ha negato di averle usato violenza.

Il caso purtroppo ha numerosi precedenti. Heather Barr, ricercatore per Human Rights Watch in Afghanistan, in un’intervista per il New York Times ha affermato preoccupata che “ci sono centinaia di donne nella stessa situazione di Gulnaz. Nell’ultimo mese ho sentito moltissime volte storie simili, di matrimoni forzati, violenza fisica, abusi sessuali”.

L’ambasciatore europeo nel Paese ha dichiarato “Questo caso ci è servito per ritornare a parlare della condizione delle donne afghane, che negli ultimi 10 anni di regime talebano hanno sofferto inimmaginabili soprusi”.

Amnesty International nel suo rapporto annuale sui diritti umani 2011 dedicato all’Afghanistan, ha denunciato le continue violenze e discriminazioni a cui sono sottoposte le donne di questo paese, sia nella sfera privata che pubblica, documentando in un anno ben 1891 casi di violenza contro le donne, spesso vittime di ordini talebani insensati.
Anche le politiche afghane non godono di vita migliore semplicemente perché hanno una vita pubblica: la maggior parte di loro, comprese quelle candidate alle elezioni parlamentari, sono state spesso aggredite o violentate da parte di talebani e aglri gruppi armati.