Già nel 1948, quando venne stilata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la libertà di opinione ed espressione era considerata un diritto inviolabile dell’essere umano. L’articolo 13 di tale dichiarazione, sottoscritta da tutti i Paesi membri dell’Onu, infatti afferma che “ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

Le nuove tecnologie, e soprattutto internet, da una parte hanno potenziato le possibilità di comunicare, sviluppando nuove forme di trasmissione delle informazioni sempre più complesse e difficili da controllare. Dall’altra, però, l’innovazione tecnologica sta facendo passi da gigante anche nel campo della censura. I ricercatori dei regimi dittatoriali e non solo, sono in grado, oggi, di progettare sofisticati software, capaci di registrare quasi ogni cosa venga detta all’interno del proprio Paese, con rischi altissimi per tutti. Per questo, occorre pensare sin da subito a soluzioni alternative.
“La rete interpreta la censura come un malfunzionamento, e la aggira”, affermava John Gilmore, attivista digitale e fondatore della Electronic Frontier Foundation, che diede un contributo fondamentale per lo sviluppo del progetto GNU, che ha dato vita a Linux.
Insomma, la rete deve imparare ad autoproteggersi, perché i governi non hanno nessun interesse a tutelare il diritto alla libertà di espressione dei cittadini. Lo dimostrano i recentissimi fatti avvenuti in Egitto, dove a gennaio, nel tentativo di bloccare la protesta si provocò un black out di internet, o in Siria, Paese in cui possedere uno smartphone è una buona ragione per essere arrestati.
E’ stata una proposta di legge negli Usa, paese ‘patria’ della democrazia e della ‘libertà’ a far ripartire la battaglia per la difesa della libertà nel web. La SOPA (Stop Online Piracy Act) se approvata, imporrebbe ai provider di impedire l’accesso a quei siti che consentono o facilitano la diffusione di materiale protetto da diritto d’autore, di farli sparire dai motori di ricerca e di privarli dei servizi di pagamento e pubblicità on line.
Nonostante le accese proteste degli internauti e di molte associazioni di utenti di internet, la SOPA ha riscosso parecchio successo , tanto che fino a qualche giorno fa anche Go Daddy, una delle principali compagnie di web hosting e di vendita di domini internet americana, aveva appoggiato la proposta, e soltanto il 23 dicembre ha fatto un passo indietro al riguardo.
Secondo Politico.com e Sun Foundation, gli Usa non stanno cercando di limitare la libertà degli internauti. Più semplicemente, gli Stati Uniti stanno rispondendo alle continue richieste dell’industria del cinema, della musica e della tv, lobby potentissima, che non accetta il suo declino, sebbene non sia dimostrabile che questo possa ricollegarsi direttamente alla diffusione di contenuti culturali gratuiti on line.
In ogni caso la rete non ha tardato a reagire. Si stanno opponendo alla SOPA Avaaz.org, che ha già organizzato una raccolta di firme, Wikipedia, che minaccia l’oscuramento. Ma alcuni utenti hanno fatto una proposta nuova: creare un’internet alternativa, libera dalla censura e dal controllo di governi e corporazioni.
Un gruppo di volontari si sono messi all’opera sulla piattaforma di social news ‘Reddit‘, per dare vita al progetto che si pone come obiettivo quello di creare “un’infrastruttura di rete distribuita, che renda superflui i provider e che sia totalmente nelle mani degli utenti”. Si pensa, dunque, a una rete ‘mesh‘, una rete distribuita a banda larga, per una comunicazione libera e a basso costo, di proprietà dei cittadini, dove ognuno è contemporaneamente fruitore ed erogatore del servizio, con un rapporto diretto con tutta la rete costruita, definita ‘rete distribuita a maglia’. Secondo i proponenti, in questo modo, tutti i cittadini digitali che subiscono censura e filtraggio dei contenuti on line (quasi 600 milioni in tutto il mondo) non sarebbero più sottoposti al controllo dei governi.
Gli esperti però sono abbastanza titubanti. Vint Cerf, in un’intervista al ‘Corriere della Sera‘, ha fatto notare come le reti mesh finora hanno funzionato, ma a livello locale. Sarebbe più difficile, invece, farle funzionare su scala globale, considerando soprattutto che questa ‘internet alternativa’ dovrebbe competere direttamente con la rete esistente, che ha avuto e ha tutt’ora un supporto economico e operativo superiore.
Inoltre, per aggirare la censura, esistono già strumenti potenti e ben collaudati, come ha sottolineato il direttore del Center for civic media del Mit di Boston, Ethan Zuckerman. Si tratta dell’uso di reti private virtuali, come quella fornita dal sito svedese Relakks.com per esempio, molto in voga tra i dissidenti cinesi che non accettano le forme di censura del proprio Paese. Questo genere di servizi consente, con poche operazioni, di trasformare la propria connessione in una connessione criptata, protetta e libera, da un altro Stato. In Cina, però, non tutti possono permettersi di pagare per accedere a Relakks.com.
L’alternativa completamente gratuita è Tor (The Onion Router), un progetto sviluppato dalla Electronic Frontier Foundation, e che oggi conta circa 500 mila utenti al giorno. Tor è un sistema di comunicazione anonima per internet, che protegge gli utenti dall’analisi del traffico, attraverso una rete di ‘onion router’, gestiti da volontari, che permettono il traffico anonimo in uscita, la realizzazione di servizi anonimi nascosti e dà accesso a qualsiasi sito internet, indipendentemente dalla censura.
Il sistema oggi non è ancora accessibile né dalla Cina né dall’Iran, Paesi in cui la censura di internet è più forte, ma secondo i volontari di Tor è stato già creato un ‘ponte’ per raggiungere la rete, visto che più di 4 mila cinesi al giorno si collegano alla rete attraverso Tor, e oltre mille persone riescono ad accedere direttamente al network ombra.
Queste cifre, tuttavia, sono deludenti, se si pensa che in generale l’utenza degli strumenti di aggiramento della censura on line è circa il 3% di quella di internet. Il problema è che in molti paesi la censura è talmente forte da non essere percepita come tale, o da non sembrare eludibile. A questo si aggiunge la paura, grande alleata dei regimi autoritari, che minacciano violenze fisiche, psicologiche e carcere per chi non sottosta alle regole.

pubblicato su Il Journal.it