In Italia la questione amianto non è ancora chiusa. Le persone continuano a morire per l’uso che se n’è fatto in passato, e le sentenze continuano a essere troppo poche mentre troppi sono i responsabili delle morti rimasti impuniti. Secondo i dati del Registro Nazionale Mesoteliomi, istituito dall’Ispesl nel 1993, per censire il tumore dell’apparato respiratorio, causato soprattutto dall’inalazione di fibre di amianto, sono oltre 9000 i casi riscontrati fino al 2004, con una esposizione che circa il 70% delle volte è stata professionale. Nessuna regione è esclusa, ma tra quelle più colpite ci sono il Piemonte (1.963 casi), la Liguria (1.246), la Lombardia (1.025), l’Emilia-Romagna (1.007) e il Veneto (856).

L’amianto è stato usato per lungo tempo, fino agli anni ’80, per produrre ‘eternit‘, un composto di cemento e amianto sfruttato per l’isolamento di tetti, edifici, navi, treni, e utilizzato come materiale per l’edilizia, nelle auto, per la fabbricazione di plastica, cartoni, corde, tute ignifughe. La sua polvere è stata utilizzata anche come coadiuvante nella filtrazione di vini. Le sue fibre sono invisibili a occhio nudo e sono state messe al bando da una legge del 1992 (l.n. 257/1992), perché estremamente cancerogene e dannose per la salute umana. La Germania si era accorta del pericolo nascosto dietro l’amianto già nel 1943. Ma l’Italia a quanto pare è arrivata un po’ in ritardo. La legge, stabilisce termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti l’estrazione e la lavorazione dell’asbesto (nome scientifico dell’amianto), modalità di smaltimento dello stesso, e risarcimento dei lavoratori esposti all’amianto, a forte rischio di malattia. Tuttavia la situazione, soprattutto su quest’ultimo punto, è ferma. Gli esperti hanno già allertato le autorità: il 2015 sarà l’anno in cui il periodo di incubazione di chi è stato a lungo tempo a contatto con l’amianto finirà.

A Torino il 13 febbraio dovrebbe essere emessa la sentenza del processo che vede incriminata la multinazionale Eternit per disastro doloso e omissione volontaria di misure di sicurezza sul lavoro negli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Bagnoli (Napoli), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia). A marzo, a Padova, la corte deciderà sulle cause della morte dei due marinai Giuseppe Calabrò, di Siracusa, e Giovanni Baglivo, di Tricase (Lecce). Il sospetto, fondato, è che il loro prematuro decesso per malattie polmonari sia connesso all’inalazione di fibre di amianto. La lista di membri della marina militare italiana che hanno perso la vita in condizioni simili è piuttosto lunga d’altronde: 300 persone.
E si parla di amianto anche per la morte di un dirigente Rai, che aveva lavorato per trent’anni nella sede di via Cernaia, a Torino. Secondo l’inchiesta del pm Raffaele Guariniello, tracce di amianto erano presenti nelle intercapedini dell’edificio, e questo avrebbe potuto essere tra le cause del decesso di altri ex dipendenti Rai.

E quanto amianto c’è ancora in Italia? A che punto è la bonificazione? Difficile rispondere a queste domande. Come documentato da uno studio di Legambiente del 2010 (rapporto “I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto”), sono ancora troppo poche le Regioni che si sono dotate di un Piano regionale amianto per stabilire un programma per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati. E anche dove il piano esiste, le stime non arrivano, così si rimane alle stime del Cnr e dell’Ispesl che però considerano solo le onduline di cemento-amianto, e parlano di 32 milioni di tonnellate di sostanza nociva presenti sul territorio.
Anche lo smaltimento è ancora un problema. In Italia sono poche e scarsamente capienti le discariche dedicate ai rifiuti contenenti amianto, così i materiali contaminati vengono mandati in Germania o in Austria.
Sono più di 10 le interrogazioni parlamentari presentate nel 2011 al riguardo, l’ultima è a firma del senatore Scilipoti e risale al 12 novembre 2011. Nessuna di queste, però, è riuscita a sollecitare un’accelerazione degli interventi per l’eliminazione dell’amianto dalle nostre città. Il governo Prodi aveva stanziato cinquanta milioni di euro per le persone che hanno il mesotelioma pleurico ma il governo Berlusconi aveva bloccato quei soldi. Il governo Monti non si è ancora espresso al riguardo.

pubblicato su Il Journal