Prendete una moglie giovane e avvenente, un marito anziano e facoltoso e l’amante di lei stanco di vivere nell’ombra. La ricetta è quella del classico triangolo (lui, lei, l’altro). Ma cosa succede se la moglie annoiata e l’amante focoso cercano in tutti i modi di uccidere il ricco marito, impazienti di vivere la loro passione alla luce del sole? Sembrerebbe la trama di un giallo, ma i numerosi tentativi di far fuori l’ignaro consorte, tutti destinati al fallimento, i colpi di scena e le battute intrise di sapiente umorismo ci regalano un affresco brillante e ironico di una società borghese d’antan.

Direttamente dalla penna del grande autore romano Aldo De Benedetti, sue le sceneggiature di molti film di Vittorio De Sica, la Compagnia del Buonumore ha magistralmente portato in scena, al teatro Duse di Roma, una delle sue commedie meno rappresentate: “Muori, amore mio!“.
Sotto la fresca regia di Giulio Pennazza, che troviamo sul palco nei panni di Bruno, l’amante ansioso di prendere il posto dell’anziano marito, l’intreccio prende vita attraverso rapidi cambi di scena, dialoghi imprevedibili, intenzioni chiare e battute esilaranti. Con la sua comicità garbata Pennazza regala al pubblico un personaggio sopra le righe, che vorrebbe indossare la maschera di amante diabolico, ma che alla fine suscita quasi tenerezza. I suoi tentativi di far fuori l’ingenuo e fortunatissimo Adriano, un Enrico Nicolucci all’apice della sue verve comica, si riveleranno fallimentari e si scontreranno con un fato che proprio non sembra favorire i due giovani amanti. Ad aiutarlo in questa missione impossibile la spregiudicata ma anche ingenua Angelica, che ha il volto della sensuale Loredana Lollobattista, soggetto e oggetto del desiderio, punta di diamante del triangolo amoroso, un pò maga Circe e un pò Marilyn (versione bruna). Insieme a lei entriamo in un microcosmo fatto di sguardi alzati al cielo, movenze sinuose e piene di grazia, battute al vetriolo ingentilite da sospiri maliziosi e innocente candore.
A rendere ancora più divertente questa brillante commedia in due atti un moderno corifeo, che ha la voce narrante e la presenza scenica di Tina Agrippino. A lei il compito di introdurre le diverse scene, muovere i fili dei personaggi, dare la pennellata finale a questo ritratto d’epoca. Si ride e sorride dei vizi umani fino a demolire, sotto i colpi di un impietoso umorismo, la facciata borghese di apparente perfezione.
Il colpo di scena tanto atteso dai due giovani amanti arriverà, ma non per merito loro: dove falliscono il gas, il veleno e la vettura manomessa il colpo finale arriva da un’implacabile, e tragicamente attuale, cartella esattoriale. Morto il marito per mano del fisco, però, muore anche l’amore perché, come scrive l’autore, “per essere veramente felici bisogna essere in tre”. Che sia questo il segreto di un’unione duratura? Agli adulteri l’ardua sentenza.