Bisognerà attendere il 20 maggio per sapere a chi andrà la presidenza serba.  Il presidente uscente Boris Tadić, secondo gli ultimi dati del Centro di monitoraggio elettorale CeSID, si è fermato al 26,8%, seguito dal leader del Partito progressista serbo (SNS), Tomislav Nikolić, al 25, 6%.

Un risultato abbastanza scontato però che si scontra con due fattori: il voto ribaltato per le legislative, che danno- con il solo 26% delle schede scrutinate- l’SNS in testa  con 23,53% rispetto al 22,09% del Ds di Tadić e l’exploit personale di Ivica Dačić, ex ministro dell’Interno e leader del Partito socialista serbo (SPS), che ottiene alle presidenziali un inaspettato 16% .
Le elezioni legislative. Con il 78% delle schede scrutinate, i dati sono ormai certi: 73 dei 250 seggi del parlamento serbo andranno al Partito progressista, che ha ottenuto il 23, 53% dei voti, mentre ai democratici di Tadić andranno 68 seggi. Al Partito Socialista di Serbia di Ivica Dačić (SPS), in coalizione con i pensionati del PUPPS e con Serbia Unica (JS) vanno il 14,4% dei voti, che equivale al 44 seggi. Segue il Partito democratico della Serbia (DSS) al 6,9% dei consensi (21 seggi), il Preokret, coalizione condotta dal Partito Liberale Democratico (LDP) con il 6,6% (20 seggi) e le Regioni unite della Serbia (URS) con il 6,1% (16 seggi). Il Partito radicale serbo (SRS) di Vojislav Šešelj, oggi in custodia presso il tribunale internazionale dell’Aja, non ha superato la soglia di sbarramento del %%, ma per confermare il dato bisogna attendere l’esito degli scrutini in Kosovo e Metohija che, al momento, escludono che gli indipendentisti possano assicuirarsi dei deputati alla Narodna. Nonostante i dati siano parziali, è già evidente che l’ago della bilancia sarà Dačić, come già avvenne nel 2008, quando si schierò con i riformisti di Tadić. Anche in questo caso le intenzioni dell’SPS sembrano essere benevole nei confronti dell’ex presidente, ma il risultati del ballottaggio non sono scontati e le prime dichiarazioni di Dačić non sono certo una promessa a Tadić. “Non sappiamo ancora chi sarà il nuovo presidente, ma sappiamo bene chi sarà il nuovo primo ministro”, ha detto Dacic parlando nella sede del suo partito a Belgrado, sottolineando come l’SPS abbia fatto il vero risultato delle elezioni e come abbia evitato, con questi voti, che in Serbia si creasse un sistema bipolare. “Ci hanno offeso e umiliato per tutta la campagna- ha poi aggiunto l’ex ministro dell’Interno- ma ora dovranno venire a patti con noi, e noi terremo presente questo comportamento quando sarà il momento di discutere”.

Le elezioni presidenziali. Anche Tomislav Nikolić esulta in conferenza stampa, annunciando che l’SNS ha “triplicato i voti dopo solo 3 anni e mezzo dalla sua nascita”. I 68 seggi dei conservatori saranno decisivi per formare la coalizione di governo e ‘il bottino’ di Dačić dipende dal risultato delle presidenziali, che non è scontato. Benchè Nikolić si sia fermato al 25,6%- con dati ancora parziali- i risultati di un ballottaggio potrebbero anche dargli ragione. Il 20 maggio sarà, insomma, la data in cui la Serbia deciderà il corso politico dei prossimi anni, che è fatto di scelte decisive.

Kosovo. Il voto si è svolto senza grossi incidenti anche in Kosovo, dove sono circa 109 mila i serbi kosovari iscritti nelle liste elettorali, che Hanno potuto votare in 90 seggi di 28 località. Contro il volere di Belgrado, i due Comuni di Zvecan e Zubin Poton, nel nord a maggioranza serba, hanno organizzato anche elezioni municipali, disdette dalle autorità serbe per evitare tensioni, ma le emittenti locali riferiscono che al momento non si sono verificati incidenti, malgrado alcune tensioni e irregolarità segnalate al sud della Serbia, dove la minoranza albanese aveva dichiarato di volersi astenere dal voto, in segno di protesta contro gli arresti ordinati dal ministro degli Interni Dačić, pochi giorni prima delle elezioni. A Zubin Potok, riferiscono fonti locali, la vittoria sarebbe andata al candidato DSS. I risultati dei seggi ‘ufficialei’ kososvari saranno scrutinati in Serbia, per cui bisognerà attendere qualche ora in più per i risultati definitivi.
L’affluenza alle urne è stata di quasi il 60%, in leggera flessione rispetto al 61,35% di quattro anni fa, mentre i dati parziali del Kosovo parlano di un 17% di affluenza nella regione. Ad ogni modo, l’appuntamento, per la Serbia ‘divisa’ fra filo europeisti e conservatori, è il 20 maggio, giorno in cui si rivelerà anche la posizione di Ivica Dačić, che potrebbe cambiare i giochi politici dell’area.