La Francia volta pagina. Dopo l’elezione del socialista Mitterrand del 1981, che diede fine a un ventennio di dominio della destra francese, Francois Hollande viene eletto nuovo Presidente della Francia con il 51.67% dei voti. Sarkozy, già sfavorito in partenza, rappresentava una linea di continuità non soltanto per la politica interna francese, ma anche per l’asse franco-tedesco che dirige le manovre economiche europee dall’inizio della crisi.

Il segnale inviato dagli elettori è stato chiaro: cambiare rotta, riaccentrare il potere politico intorno ai confini nazionali, riportare al centro dell’attenzione l’uguaglianza sociale e rompere il dominio della politica economica filotedesca. Già il primo turno è stato, sotto questo punto di vista, significativo con l’exploit di Marine Le Pen, che ha raggiunto quasi il 19%, e che ha fatto dell’antieuropeismo il tema centrale della sua campagna elettorale.
Per Hollande è un sogno che si realizza. Tuttavia dovrà svegliarsi presto perché la strada è in salita: la Francia ha un tasso di disoccupazione del 10%, un deficit superiore a 5% e un possibile downgrade delle agenzie di rating. In questi giorni di campagna elettorale il Presidente socialista ha posto molta enfasi sulla crescita, dichiarando di voler creare 150.000 posti di lavoro, aumentare il finanziamento pubblico per l’istruzione e tassare al 75% i redditi milionari. Mentre sembra non essere tra le prime intenzioni quella, tanto cara alla Germania, del pareggio di bilancio.
In effetti la vittoria di Hollande è destinata ad avere ripercussioni sull’intero sistema Europa. Politicamente la sinistra tedesca, spagnola e italiana potrà sfruttare il vento di cambiamento generato dalla sua elezione. Tuttavia a cambiare saranno soprattutto i rapporti di politica economica tra gli Stati. La Merkel, che probabilmente fino all’ultimo ha sperato nella riconferma dell’amico Sarkozy, dovrà ora cercare un nuovo accordo con la Francia. Hollande, che in campagna elettorale non ha mai incontrato la Cancelliera tedesca, ha dichiarato che il suo primo viaggio istituzionale sarà a Berlino per chiedere la rinegoziazione del Trattato dell’Unione europea, proporre di aggiungere al suo interno una sezione dedicata alla crescita economica e forse si parlerà anche dei tremontiani Eurobond.
Si apre, quindi, un nuovo scenario in Europa e probabilmente tutto dipenderà dal tipo di accordo che Francia e Germania riusciranno a trovare. I presupposti per un’inversione di rotta ci sono, in poco più di un mese ci sarà il G8 in Usa e poi il G20 in Messico. Ma, allo stesso tempo, il rischio che prevalgano le tensioni e le diverse posizioni politiche non è trascurabile. Un banco di prova sarà il vertice Nato in programma il 20 maggio a Chicago dove probabilmente Hollande annuncerà di voler ritirare le forze armate francesi dall’Afghanistan entro il 2012, ovvero con un anno in anticipo rispetto a quanto programmato da Sarkozy. Un ulteriore freno che potrà limitare le aspirazioni di cambiamento di Hollande è il mercato finanziario. La finanza sperava in una riconferma di Sarkozy e infatti stamattina le borse hanno aperto in negativo e l’Euro si avvicina ai minimi storici nei confronti del dollaro (anche per via dell’effetto Grecia).
Dunque, per capire se l’Europa trarrà vantaggio dall’elezione di Hollande e da una nuova possibile intesa economico comunitaria basterà attendere i prossimi mesi.