I greci hanno votato provocando un totale capovolgimento del panorama politico. In un Paese stremato dalla crisi economica la frammentazione politica era prevedibile, così come l’astensionismo che ha sfiorato il 40%.

I due maggiori partiti che hanno sostenuto il governo Papademos hanno dimmezzato i loro consensi, colpevoli di aver accettato i tagli e i sacrifici imposti dalla troika. I greci hanno invece premiato le formazioni più estremiste, aprendo le porte del parlamento al partito neonazista Alba dorata e eleggendo 20 deputati della sinistra radicale di Syriza. Formazioni accomunate da un deciso rifiuto del leitmotiv dell’austerità e della rigida signoria economica di Berlino.

Il partito di centro destra Nea Dimokratia e la formazione progressista Pasok, pur indebolito dall’emorragia di voti (dal 44% del 2009 al 15%) e superato a sinistra dalla formazione radicale Syriza restano intenzionate a formare una coalizione anche con 149 seggi, due in meno dei 151 seggi necessari per la maggioranza dei 300 scranni del Parlamento greco.

Una sorta di unità nazionale invocata da Venizelos, leader progressista, necessaria in uno dei momenti più drammatici della storia greca moderna. Nonostante il mancato appoggio del partito nazionalista Laos e l’eploixt dallo 0,7 al 6,9% del partito xenofobo Alba dorata la Nea Dimokratia diventa il primo partito di maggioranza relativa, con il 20,3% ottenendo 50 seggi in più grazie al premio di maggioranza. Sarà il conservatore Antonis Samaras a ricevere l’incarico di formare il nuovo governo dal Presidente Papoulias.

Ma per il leader del centro destra non è un compito facile, dovrebbe trovare sostegno in partiti che sono, chi più chi meno, contrari al memorandum di intesa con Fmi e Ue. Il rischio più grave sarebbe l’impossibiltà di formare un governo credibile entro tre giorni, oltre i quali il gravoso compito spetterebbe al leader del secondo partito di maggioranza relativa, cioè Alexis Tsipras di Syriza. La lista dell’esecutivo deve essere stilata al massimo nei nove giorni consentiti dalla costituzione, scaduti i quali il Presidente Papoulias si vedrà costretto a indire nuove elezione entro un mese.

La possibiltà più realistica per il conservatore è trovare un accordo sul fronte progressista con la formazione della neonata sinistra democratica di Kouvelis e a destra con gli indipendenti di Panos Kammenos, entrambi tuttavia contrari all’accordo del memorandum, relegando in tal modo i partiti più radicali, Syriza e Alba dorata all’opposizione. Un governo di unità nazionale è il meglio che possano sperare Ue, Fmi e Bce e dovrà dimostrare da subito di essere fedele ai patti. Infatti il suo primo compito sarà arduo: una manovra da 11 miliardi di tagli da approvare entro il mese di giugno. L’impegno del nuovo esecutivo a portare avanti il programma di austerità è determinante per la continuità di accesso della Grecia ai fondi di salvataggio della troika. Nuove elezioni getterebbero nel panico i creditori internazionali e porrebbero pesanti interrogativi sulla permanenza della Grecia nel contesto economico europeo.