La situazione in Grecia volge alla tragedia senza l’ombra di un deus ex machina che risolva l’epilogo. Il conservatore Antonis Samaras leader di Nea Dimokratia non ha nemmeno aspettato i tre giorni di consultazioni previsti dalla costituzione per abbandonare l’incarico di formare un governo di coalizione.

Il no della sinistra democratica di Izmar, che ha escluso di entrare in un governo di soli conservatori e socialisti è stato decisivo. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte degli altri partiti e l’estremo nervosismo dei mercati che ieri hanno affossato la borsa di Atene a -7% con i titoli bancari al 20% di perdita, la situazione si fa via via più drammatica.

Come anticipato adesso la parola passa al leader del secondo partito di maggioranza relativa, Alexis Tsipras della sinistra radicale Syriza, che incontrerà tutti i partiti a eccezione della xenofoba Alba dorata. Il programma sul quale Alexis Tsipras cercherà di accordarsi con gli altri leader consta di tre punti: formazione di un governo della sinistra, rifiuto del Memorandum e un piano per la ricostruzione del Paese. Ma prima ancora di ricevere l’incarico dal presidente Papoulias i comunisti del Kke hanno già detto di no. La possibilità di formazione di un governo deve scontrarsi necessariamente con il fronte euroscettico, con i 33 seggi della destra dei Greci indipendenti, i 26 dei comunisti del Kke.

I timori della vigilia sembrano concretizzarsi con una rapidità allarmante. Se nemmeno Tsipras riuscirà a portare a buon fine le consultazioni si attenderanno le mosse di Venizelos leader del Pasok, terzo partito. Dall’Europa arrivano segnali giustificati di allarmismo: «È importante che la Grecia prosegua il programma di riforme già concordato» ha avvertito la Merkel. Già a giugno i commissari di Bce, Ue e Fmi attendono di capire come la Grecia dovrà tagliare 11,6 miliardi tra il 2013 e il 2015, condizione necessaria per ricevere gli altri aiuti.
La situazione di incertezza politica mette a rischio la politica di rigore e  le profezie di chi vede entro l’anno un’uscita dall’euro della Grecia non sembrano più così improbabili.