Preservare il territorio o produrre energia pulita? La prima sezione del Tar Sardegna, sembra dare ragione, per ora, alla produzione di energia. Con l’ordinanza depositata il 9 maggio il tribunale amministrativo ha autorizzato la continuazione dei lavori per la costruzione di un enorme impianto di serre fotovoltaiche a Narbolia. Il comitato S’Arrieddu del piccolo paese in provincia di Oristano non si arrende e continua a lavorare in attesa della sentenza di merito.

L'impianto visto dal paese di Narbolia

La prima sezione del tribunale amministrativo regionale per la Sardegna, presieduta dal magistrato Aldo Ravalli, ha individuato nel “notevole avanzamento dei lavori”  uno dei motivi per cui respingere la domanda cautelare richiesta dal comitato narboliese e da Adiconsum Sardegna per la sospensione dei lavori in attesa del giudizio definitivo. Secondo i magistrati le strutture sono prossime all’ultimazione e il pregiudizio ambientale, qualora vi sia stato, potrà essere ripristinato dopo la sentenza definitiva di merito. Il comitato spera che prima della pausa estiva si possa tornare in camera di consiglio.

Il motivo della contesa è un grande impianto di serre fotovoltaiche che Enervitabio Santa Reparata società agricola srl sta costruendo tra NarboliaSan Vero Milis. La struttura che si estende per circa 640000 metri quadri (circa 85 campi da calcio) è costituita da 1514 serre agricole che, grazie a pannelli solari disposti sui tetti, produrranno circa 27 megawatt di energia. I comitati che si oppongono al progetto hanno individuato una serie di anomalie nella fase procedurale e si sono rivolti al tribunale amministrativo. Le presunte irregolarità riguardano l’assoluta prevalenza dell’attività di produzione energetica rispetto a quella agricola, l’incompetenza del Comune per il rilascio delle autorizzazioni necessarie alla creazione di un impianto con queste caratteristiche produttive e la violazione di una serie di articoli di legge che regolamentano tali procedimenti.

Secondo il ricorso presentato dai comitati al Nucleo operativo ecologico dei carabinieri l’azienda non avrebbe potuto realizzare l’impianto in un’area destinata all’agricoltura in quanto nel progetto configurerebbe un impianto industriale di produzione energetica di grandi dimensioni. In effetti il poco interesse per l’attività agricola delle serre da parte di Enervitabio Santa Reparata sembra evidente: in uno degli incontri con la comunità locale l’azienda avrebbe proposto ai cittadini di concedere la gestione agricola dei terreni gratuitamente a chiunque fosse interessato.

Da una parte c’è quindi la richiesta dei cittadini narboliesi del rispetto del proprio territorio e delle regole procedurali e dall’altra l’interesse economico dell’azienda Enervitabio nel proseguire i lavori. Il comitato ha più volte affermato che con questo impianto si sacrifica un intero territorio, che viene privato delle sue risorse naturali e che anche le istituzioni politiche hanno sempre riconosciuto come zona di produzione agricola investendo numerose risorse pubbliche. Non rimane che attendere il giudizio sul merito che ci dirà se Narbolia potrà fruire delle sue terre o se queste saranno una fonte di ricchezza per Enervitabio Santa Reparata che tramite Enervitabio, appartiene al gruppo multinazionale cinese Winsun.

Foto di Viviana Firinu