Accordo raggiunto fra il governo israeliano  e i detenuti palestinesi in sciopero dal 17 aprile, per protestare contro le violazioni dei diritti umani e le detenzioni senza processo. Grazie alla mediazione dell’Egitto fra i delegati di Hamas, Fatah e lo Shin Bet, il servizio di intelligence israeliano, i detenuti nel carcere di Asqhelon hanno ratificato l’accordo. Israele detiene 4.700 palestinesi, di cui 63 sono da oltre 20 anni in una prigione dell’occupazione israeliana, e altri 23 sono rinchiusi da oltre 25 anni. Di questi 4.700 detenuti, circa sono 1.600 coloro che, in prigione per reati legati all’Intifada, erano in sciopero della fame dal  17 aprile scorso, per denunciare le gravi violazioni dei diritti umani che subiscono e lo stato di detenzione senza processo a cui molti sono sottoposti.

Secondo la stampa palestinese, due reclusi,  Bilal Dhiab e Taher Halahla, sono in condizioni preoccupanti di salute, mentre altri 10 sono stati ricoverati nei giorni scorsi. Bilal e Thaer erano al 75° giorno di sciopero della fame, ormai allo stremo. Rifiutano il cibo dei carcerieri per protestare contro la detenzione amministrativa, cioè la detenzione senza contestazione di accuse al detenuto e senza processo. Bilal è stato arrestato il 17 agosto 2011, Thaer il 28 giugno 2010.

Già ieri erano circolate voci da fonti internazionali, sul fatto che Israele sarebbe stata disposta ad accettare alcune delle condizioni poste dai detenuti in sciopero, come la revoca dell’isolamento permanente e le visite dei familiari residenti a Gaza, prospettando la firma di un accordo per oggi, mentre Shaykh Saleh al-‘Aruri, responsabile affari dei prigionieri per Hamas, aveva dichiarato che incontri e trattative sarebbero continuate a pieno ritmo. Due giorni fa, le autorità d’occupazione israeliane avevano liberato dal carcere di Jilbo’ Hafez Qundos, 52enne di Jaffa, dopo 28 anni di pena detentiva. Fra i problemi che ostacolano la firma c’era anche l’accordo  di scambio sottoscritto da Israele con l’Autorità palestinese a fine 2011, poi non rispettato dallo Stato ebraico. Nel frattempo, è stata lanciata una marcia popolare che ha raggiunto più di 530 abbandonati e sfollati tra paesi e città dall’inizio dell’occupazione israeliana.

«In risposta a una richiesta del presidente palestinese Abbas, Israele ha negoziato la fine dello sciopero – ha dichiarato Mark Regev, portavoce del primo ministro Netanyahu – Ci auguriamo che questo gesto contribuisca a costruire la fiducia tra le parti e a far avanzare la pace».

L’accordo accettato da Israele prevede una modifica alla detenzione amministrativa, per la quale devono essere formalizzate le accuse al prigioniero altrimenti si passa al rilascio, l’autorizzazione a vedere altri canali televisivi, la sospensione dell’isolamento per  19 prigionieri,  un maggior accesso agli studi per i detenuti e l’abolizione del divieto di visita per i familiari provenienti da Gaza, imposto dopo la cattura di Gilad Shalit, il soldato israeliano liberato lo scorso ottobre.

Con l’accordo Israele non ha messo in discussione la contestata misura della detenzione amministrativa, che permette la detenzione senza processo per sei mesi rinnovabili, ma ha deciso di liberare i 320 detenuti in questione alla fine del periodo, a meno che non vengano presentate prove contro di loro. «Oggi vincono la resistenza e la dignità del popolo palestinese- ha detto Ismail Radwan, portavoce di Hamas- E’ l’affermazione della volontà del popolo palestinese, i palestinesi sono uniti sulla questione dei prigionieri».

In questo panorama desolante, è necessario sottolineare i pochi, ma presenti, gesti positivi, come quello del Decano della facoltà di Sociologia dell’Università di Tel Aviv, che ha approvato la commemorazione del Nakba Day. La cerimonia autorizzata dall’Università di Tel Aviv sarà limitata da stretti vincoli: non potranno essere utilizzate casse altoparlanti o microfoni, ma solo megafoni, saranno vietate alcune parole anti–israeliane o anti-ebraiche, così come musica, posters e bandiere.

Dopo la firma, a Gaza e in Cisgiordania, dove alcune tendopoli erano state allestite in solidarietà ai detenuti in sciopero della fame, si sono tenuti festeggiamenti e cortei.  L’anniversario della Nakba, quello che le forze di sicurezza israeliane considerano come uno dei giorni di massima allerta forse quest’anno avrà un volto diverso, soprattutto a Gaza, dove i familiari dei prigionieri potranno finalmente rivedere i loro cari, dopo 6 anni dal divieto.

SPECIALE AL-NAKBA 1948-2012

Storia di una catastrofe

Scontri all’università di Tel Aviv