Ieri centinaia di studenti universitari arabi ed ebrei (che sostengono la causa palestinese) insieme a decine di docenti si sono riuniti davanti il piazzale dell’Università di Tel Aviv per partecipare alla commemorazione per il 64°anno di ricorrenza della Nakba. La manifestazione è stata organizzata dal comitato studentensco arabo della stessa università insieme alla “Zochrot” (organizzazione che promuove la conoscenza della storia del popolo palestinese) e il Tarabot (movimento della Coerenza).

La cerimonia prevedeva le testimonianze di uomini e donne arabi costretti a lasciare le proprie case nei loro villaggi, finché un gruppo di uomini, riconducibili a frange politiche di estrema destra tra le quali quella ultranazionalista del “Movimento Kakh”, ha provocato disordini nel tentativo di bloccare la cerimonia con urla e slogan razzisti come “mavet la aravim”(“a morte gli arabi”). Aryeh Eldad, uno dei maggiori esponenti del movimento ha dichiarato in seguito agli scontri «Dobbiamo celebrare la sconfitta dei nostri nemici. E’ questo che ci ha permesso di formare uno Stato ebraico».
La tensione è arrivata al culmine quando uno dei militanti è riuscito a eludere i controlli e arrivare nel backstage del palco aggredendo uno studente arabo. La polizia ha arrestanto lo studente, rilasciandolo successivamente, e l’aggressore. Già nei giorni precedenti la cerimonia era considerata a rischio, dopo il rifiuto da parte del ministero dell’Istruzione israeliano di autorizzare l’evento, apostrofato  come “triste ed errato”. L’università si è opposta al provvedimento volendo comunque portare a termine la cerimonia. L’ateneo, che in parte è stata costruito sulle rovine di un villaggio arabo, ha rilasciato una dichiarazione opponendosi alle disposizioni del ministero, dichiarando che un gruppo di studenti aveva già chiesto il permesso per commemorare la Nakba nel campus e che tutti gli eventi si sarebbero svolti secondo il regolamento dell’ istituzione.

L’opposizione alle dichiarazioni del “Misrad ha Tarbut”(ministero dell’ Istruzione) è diventata ancora più netta dopo che negli scorsi giorni una legge emanata dalla Knesset  ha decretato il ritiro di qualsiasi forma di finanziamenti statali verso qualsiasi istituzione o movimento che promuove la giornata del Nakba.
Singolare è il sostegno ricevuto dai manifestanti da uno degli organizzatori, Dan Wolfish, uno studente ebreo, che  in un intervista alla “Radio dell’Esercito”  ha dichiarato: «Comprendere il dolore che ha afflitto i palestinesi in tutti questi anni, è cruciale affinchè il popolo arabo e quello ebreo cerchino di vivere insieme, fianco a fianco, all’‘interno d’Israele». Secondo Wolfish «lo Stato di Israele non può permettersi di ignorare il fatto che oltre 700.000 persone siano state cacciate dalle loro case» e che «tutto questo deve essere portato a conoscenza dell’opinione pubblica».

In collaborazione con Camilia Farah

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