Gli eventi economici e politici degli ultimi giorni preoccupano. La Grecia, la bocciatura del popolo delle politiche di austerity, l’incredibile buco di due, forse addirittura tre, milioni di dollari di JP Morgan e la crescita che sembra essere sempre più lontana dagli ultimi dati prefigurano uno scenario da Euro-calypse.

La Grecia continua a essere senza un governo, sono falliti tutti i tentativi per formare un esecutivo dopo il voto del 6 maggio. Ora si cercherà di formare un ulteriore governo di unità nazionale ed entro un mese fissare nuove consultazioni. Ma l’uscita dall’Euro, e quindi anche dall’Unione europea, sembra un’ ipotesi molto probabile. Favorita per la prossima tornata elettorale è la sinistra radicale Syriza, che non si è dimostrata contraria all’Europa. Tuttavia, nel programma del partito il leader Alexis Tsipras promette la fine della politica di austerity imposta da Germania, Bce e Fondo monetario, un accordo internazionale per la cancellazione parziale del debito pubblico e la creazione di un sistema di controllo pubblico sul credito. Tutte politiche economiche che porterebbero la Grecia fuori dall’Europa.

Non è possibile prevedere con esattezza le conseguenze del ritorno alla Dracma. Se viene reintrodotta la moneta nazionale gli analisti prevedono che ci sarà bisogno di una svalutazione rispetto all’euro di almeno il 50% che dovrebbe favorire le esportazione e il turismo. Tuttavia, molti sono ancora i nodi da sciogliere. In primis i mutui dei cittadini: se resteranno in euro diventerà presto impossibile ripagarli. Se invece si deciderà per la loro conversione, saranno le banche ad accusare un enorme perdita, e il governo dovrebbe ricapitalizzarle. Lo stesso vale per i debiti commerciali che le imprese greche hanno contratto con aziende estere. Inoltre è prevedibile anche una forza inflazionistica che renderebbe ancora più povera l’economia reale.

 La situazione è costantemente monitorata sia da Paesi come l’Italia e la Spagna che da molte banche. Si teme l’effetto contagio: Paul Krugman (premio nobel per l’economia) sul suo blog del “New York Times” ritiene probabile che nei prossimi mesi, oltre che l’uscita dall’euro della Grecia entro giugno, enormi prelievi da parte dei cittadini italiani e spagnoli dalle banche nazionali per poter mettere al sicuro i propri soldi. Ma lo scenario che si prefigura è un po’ più complesso. I Paesi come l’Italia in caso di default della Grecia rischiano un ulteriore aumento del costo del debito pubblico (vortice dello spread) con fuga di capitali e blocco del credito da parte delle banche commerciali (credit crunch). Tutta una serie di reazioni a catena in cui solo la BCE o il Fondo Monetario internazionale potrebbero salvarci.

Inoltre, non si hanno stime precise e attendibili sulla quantità di Credit Default Swap, o Cds, emessa sul default greco, ovvero dei titoli (derivati) assicurativi che pagano nel caso in cui la Grecia fallisce. JP Morgan ha perso in sei settimane due miliardi di dollari proprio sul mercato dei Cds, e il Ceo della banca si attende per il secondo trimestre un ulteriore perdita di un milione. I derivati sul default greco posso essere un pericoloso canale di contagio per l’intero sistema finanziario globale.

Se non si trova al più presto un “exit strategy” la Grecia e successivamente l’Europa rischiano un’implosione con conseguenze catastrofiche per la popolazione.  In molti tempo fa avevano posto l’attenzione sulla crisi dell’Europa. Nel 2008, anno del fallimento della Lheman Brothers, il mercato finanziario è stato il primo a pagare le conseguenze di un’economia non sufficientemente regolamentata e quindi poco monitorata. Successivamente la crisi ha colpito la gente comune, l’economia reale con una notevole diminuzione della ricchezza prodotta e dell’occupazione. Questo ha portato molti Stati a intervenire con massicci investimenti attraverso spesa pubblica. In pochissimo tempo molte nazioni hanno quasi raddoppiato il proprio debito pubblico (o meglio il rapporto tra debito e Pil) e ora assistiamo a una vera e propria crisi dei bilanci pubblici. In molti sono pronti a scommettere che il tassello mancante di questa triste reazione a catena sia l’implosione dell’Euro.

Occorre trovare al più presto strategie efficienti che permettano all’economia di ripartire e scongiurare scenari drammatici. Le prossime settimane, o forse mesi, saranno decisive. Speriamo che i fulmini abbattuti ieri sul volo di Hollande in direzione Berlino, per il primo incontro verso un possibile nuovo corso in Europa, non si dimostrino un triste presagio del destino.