«Il nostro imperativo è promuovere crescita e lavoro» ha detto Obama. «L’economia globale mostra segni promettenti di ripresa ma ci sono ancora forti venti contrari. Vogliamo un’Europa coesa alla ricerca di crescita e stabilità e affermiamo il nostro interesse che la Grecia rimanga nell’eurozona mantendo anche gli impegni che si è assunta» spiegano i leader nel documento finale approvato di comune accordo.

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Emerge da questo summit un nuovo asse internazionale che comprende Italia, Francia e Stati uniti, e con buona pace della cancelliera Merkel al rigore si dovrà affiancare la crescita con aumenti della produttività e riforme strutturali tali da incrementare i commerci internazionali. Se i Paesi si sono impegnati nel documento finale a stimolare la crescita, il passo più difficile è dare concretezza a queste intenzioni. E proprio le intenzioni sono le uniche azioni che possono essere premiate o punite dai mercati all’apertura di lunedì mattina.
Oltre che di crisi economica i leader hanno parlato del cambiamento climatico, della situazione in  Iran, Afghanistan e Corea del Nord, e dell’approvvigionamento energetico globale, decidendo per un ricorso massiccio alle riserve petrolifere nazionali in modo da placare i mercati energetici e per la possibilità di imporre nuove severe sanzioni alle esportazioni petrolifere iraniane.
Ma il tema del deficit e della crisi economica resterà l’elemento centrale di queste settimane in vista del vertice G20 in programma in Messico il 18 e 19 giugno. E sempre in giugno dovrebbe tenersi a Roma un trilaterale Italia-Francia-Germania programmato per preparare il summit dell’Eurozona di fine giugno (28 e 29) a Bruxelles, che sancirà la definitiva fine del rigorismo teutonico e ridare così ossigeno alle sofferenti economie europee.  «Non basta aspettare che le virtuosità derivanti dalle riforme e dalla riduzione dei disavanzi generino per spontanea virtù la crescita: il vertice informale dell’Ue del 23 dovrebbe identificare piste concrete, come il rafforzamento del capitale della Bei, i project bond e l’evoluzione verso gli eurobond» ha affermato Monti, che ha trovato una salda intesa con il socialista Hollande tanto che l’Eliseo l’ha descritta come una «convergenza molto forte».
La novità di questo vertice resta però l’isolamento della cancelliera rimasta senza spalla dopo la sconfitta di Sarkozy e costretta a ammorbidire l’intransigenza della sua posizione pur restando salda la responsabilità fiscale. Senza dubbio un vertice da dimenticare per frau Angela, pure il Bayern Monaco ha perso la Champions League ai rigori.