Sull’economia mondiale torna ad affacciarsi l’incubo della crisi finanziaria e dei fallimenti/salvataggi  delle banche. La corsa agli sportelli era il terrore di tutti i banchieri e politicanti nel settembre 2008, dopo la bancarotta di Lehman Brothers, torna ad esserlo oggi, quando in Grecia si ritirano oltre 1,2 miliardi di euro in una sola giornata. Nel frattempo in Spagna la quarta maggiore banca del Paese, Bankia viene nazionalizzata e tutto il settore si dimostra essere in grande sofferenza. I conti effettuati dall’International Institute of Finance (IIF) indicano che l’ammontare delle sofferenze totali delle banche spagnole, soprattutto legato ad esposizioni sul mercato immobiliare è tra i 218 e i 260 miliardi.

L’iniezione di capitale effettuata dal governo iberico per coprire le sofferenze dell’istituto ammonta a 19 miliardi di euro. Quest’intervento arriva dopo quello avvenuto pochi giorni fa, con cui il governo aveva preso controllo dell’istituto grazie alla conversione di 4,5 miliardi di azioni, a cui si aggiungeva la sostituzione del presidente.

Il primo ministro Rajoy ha proposto una riforma finanziaria (non la prima degli ultimi anni), per contrastare la crisi del settore finanziario. Uno dei nodi da sciogliere è quello riguardante la creazione della “bad bank”. Con questa espressione si indica una o più società indipendenti, fuori dal controllo delle banche, che avranno il compito di acquistare, valutare e poi vendere i titoli tossici immobiliari. I gruppi bancari spagnoli richiedono che venga stabilito l’intervento pubblico per colmare le differenze tra i prezzi e le stime fatte dalla bad bank. Ovviamente il governo è molto restio ad accettare le richieste degli istituti finanziari perché ci sarebbe un ulteriore peggioramento delle finanze pubbliche.

A sancire la gravità della situazione è arrivato anche il consueto downgrade del rating da parte di Standard and Poor’s, per Bankia e altre 4 banche spagnole. Inoltre S&P ha rivisto il suo giudizio sull’andamento dell’economia spagnola, considerando probabile un’entrata in una fase di double-dip.

A tutto ciò se si aggiunge un tasso di disoccupazione superiore al 20% e quella giovanile intorno al 50% e  uno spread in salita, che sfiora i 500 punti, è evidente che l’economia spagnola è attaccata su più fronti e che sarà molto difficile riuscire a districarsi tra i molteplici indicatori che la danno nei guai. L’unica alternativa sembra essere rivolgersi  alla famosa Troika, che i greci conoscono molto bene. Bce, Commissione Europea, Fmi, guidano la politica economica greca ormai da due anni, cioè dalla data del primo pacchetto di aiuti. Per Rajoy e il governo spagnolo, le prospettive sono molto fosche, il premier spagnolo ha , nei giorni scorsi, lanciato un urlo di dolore nei confronti della Bce, sottolineando come i tassi d’interesse sui Bonos spagnoli non sono sostenibili ancora per molto dalla fragile economia iberica. L’appello di Rajoy, più che a un aiuto diretto era rivolto a una decisa presa di posizione europea, una fuga in avanti, magari sugli Eurobond, ma la crisi spagnola è probabilmente destinata ad essere più rapida delle decisioni del nuovo duo Hollande-Merkel.