Due anni fa, 31 maggio 2010, un commando della Marina militare israeliana attuava un blitz contro una nave, battente bandiera turca (la Mavi Marmara), che si dirigeva, carica di generi di prima necessità verso la striscia di Gaza, violando il blocco imposto dallo stesso Stato di Israele, nell’ ambito dell’ operazione umanitaria “Freedom Flottilla”. In quell’attacco morirono nove persone, otto di nazionalità turca e una turco-americana.

Subito dopo quell’assalto la stessa Israele promosse una commissione d’inchiesta, la Turkel Commission, guidata dal giudice della Corte suprema israeliana, Jacob Turkel per far luce su quanto era accaduto sulla nave turca. Il governo turco respinse i risultati della commissione, che non riscontrò nessuna irregolarità da parte dei suoi soldati. Giunse  successivamente la richiesta da parte del Segretario generale delle Nazioni unite Banki Moon di istituire una commissione d’indagine indipendente, giudicando quella israeliana poco credibile a livello internazionale.

Lunedì scorso l’Alta corte penale turca ha accolto la richiesta di ergastolo contro quattro comandanti israeliani, tra cui spicca l’ex capo maggiore delle Forze di difesa israeliane (IDF), gen. Gabi Ashkenazi, oltre al comandante delle Forze navali il vice-ammiraglio Eliezer Marom, l’ex capo dell’intelligence militare israeliana Magg. Gen. Amos Yadlin e il Brig. Gen. Avishai Levi ex comandante dell’intelligence delle Forze aree, con l’accusa di istigazione all’omicidio premeditato.

L’accusa, avanzata dal Procuratore speciale Mehmet Akif Ekici, che richiede 9 ergastoli per ciascun imputato, per un totale di 18.032 anni di carcere, è stata accettata, all’unanimità, dalla VII Alta corte criminale di Istanbul, ricevendo l’apprezzamento di una delegazione palestinese che si trovava nella capitale turca per ricordare il tragico evento. Un’altra inchiesta, parallela a questa, si sta svolgendo nei confronti dei militari che hanno compiuto l’attacco. Lo stesso procuratore è pronto a proporre un altro atto d’accusa dopo aver ascoltato i passeggeri che quella notte erano a bordo della nave e i parenti delle vittime, raccogliendo circa 600 testimonianze.

 Con l’ufficialità e l’importanza del provvedimento, si rischia così di forzare ancora di più  i già delicatissimi equilibri tra le due potenze mediorentali con la probabile revisione di alcuni accordi, tra cui importati forniture, in primis di acqua da parte della Turchia,  se Israele non si pronunciasse a breve sull’ordinanza emessa.

Il procuratore Ekici ha tenuto anche a precisare che questa sentenza non vuole solo rendere giustizia  ai cittadini turchi uccisi, ma dato il clamore della pena richiesta, ha anche una valenza esemplare, proponendo una riflessione più in generale sulle azioni militari indiscriminate compiute  da Israele negli ultimi anni.