È di almeno due soldati tedeschi e quattro serbi feriti il bilancio degli scontri avvenuti ieri tra la popolazione serba e i militari della Kfor nel nord del Kosovo. Le truppe Nato avevano bloccato un ponte nella località di Rudare, presso Zvecan con l’obiettivo di smantellare una barricata eretta dai serbi a Dudin Krs.

All’arrivo dei mezzi Nato migliaia di persone si sono riversate in strada per impedire la rimozione della barricata costruita la scorsa estate per protestare contro la presenza di poliziotti kosovari albanesi ai posti di frontiera. I militari Kfor a bordo di blindati sono stati colpiti da armi da fuoco e hanno risposto con pistole di piccolo calibro, usando anche lacrimogeni per disperdere la folla che tirava pietre. A Rudare, località teatro degli incidenti, «la situazione è ancora molto tesa, il paese è completamente bloccato e sorvolato incessantemente dagli elicotteri Nato», riferisce l’agenzia Beta.

Il portavoce della Kfor Uwe Nowitzki ha affermato che «le truppe Nato si comportano seguendo il principio di un utilizzo minimo della forza. Non vogliamo una escalation della situazione, ma se dovesse essere necessario, e per autodifesa faremo un uso adeguato della forza». Invece secondo il viceministro serbo per i problemi del Kosovo Oliver Ivanovic, l’episodio è stato un «passo molto rischioso» da parte dei militari Nato che, insieme alle autorità kosovare vorrebbero sfruttare il vuoto istituzionale in Serbia dovuto al cambio di governo per consolidare il potere di Pristina su questi territori.

L’attacco Nato arriva infatti all’indomani del giuramento del neo presidente serbo, il nazionalista Timoslav Nikolic. Da ieri inoltre è entrato in vigore il divieto di circolazione per le auto con targhe serbe relative a località kosovare. Le autorità di Pristina hanno annunciato che saranno autorizzati a circolare solo i veicoli targati con il contrassegno RKS o KS, le automobili non in regola con le nuove disposizioni verranno sequestrate e i loro proprietari denunciati.

Ma Borislav Stefanovic, caponegoziatore serbo ai colloqui con Pristina, ha protestato parlando di decisione unilaterale di Pristina, contraria agli accordi raggiunti nella trattativa in corso a Bruxelles con la mediazione della Ue. E proprio Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Catherine Ashton, ha espresso la sua preoccupazione: «Invitiamo come sempre le parti a mostrare moderazione e a cooperare con le organizzazioni internazionali in Kosovo.»

Se la Ue invita la Serbia, che gode dello status di Paese candidato, alla moderazione il neo presidente nazionalista Nikolic ha già fatto sapere che “mai” potrebbe riconoscere il Kosovo come Stato indipendente, anche se questo significasse sacrificare la possibilità di adesione all’Ue.