Centinaia di emendamenti presentati dall’opposizione non sono stati sufficienti a bloccare la legge anti-corteo, che porta fino a 24 mila euro le multe per chi organizza, o anche solo partecipa a manifestazioni non autorizzate. L’avevano chiamato “sciopero italiano”, mutuando la nostra prassi di fare ostruzionismo in Parlamento, seppellendo le norme da votare con un numero così alto di emendamenti, tanto da dover riportare la discussione in aula o nelle commissioni, oppure da dover porre questioni di fiducia. Ma non ce l’hanno fatta: dopo undici ore di acceso dibattito, la legge è passata, nella notte fra il 4 e il 5 giugno, in terza votazione, con 241 voti favorevoli e 147 contrari, a fronte dei 226 necessari. Molto più veloce, il passaggio della legge alla camera alta del Parlamento russo di ieri, che l’ha approvata con 132 parlamentari,  uno contario e un’astensione. Adesso, manca solo la firma dello zar Putin.

Dopo la firma del presidente, la legge potrebbe entrare in vigore, già dal 10 giugno, due giorni prima della grande manifestazione organizzata dalle opposizioni. Oltre ad aumentare di dieci volte le ammende per le violazioni, si vieta ai partecipanti di indossare maschere e si introducono multe per l’organizzazione di azioni di massa non autorizzate, come le “passeggiate” di protesta, intraprese dall’opposizione questo maggio. Inoltre, per i trasgressori, viene introdotto il servizio civile obbligatorio. Con il pretesto di proteggere l’ordine e la quiete pubblica, la nuova legge aumenta la pena massima a 300 mila rubli, circa 7 mila euro, per i singoli, a 600 mila rubli per gli ufficiali e, infine, per i soggetti giuridici a un milione di rubli ovvero, oltre 23 mila euro. Chi non può permettersi di pagare, dovrà svolgere servizio civile, mentre a chi ha precedenti penali sarà vietata del tutto la possibilità di organizzare proteste.

Tutti criticano la legge, accusandola di incostituzionalità. Dall’opposizione impegnata nel duro scontro, con a capo Russia Giusta e i comunisti, a Human Rights Watch, le denuncie contro il tentativo di soffocare del tutto le proteste sono migliaia. Anche il Consiglio presidenziale per i Diritti umani ha criticato fortemente il disegno, e ora annuncia che chiederà al presidente russo di porvi il proprio veto, mentre addirittura ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov ha espresso dubbi a proposito, definendo il tutto “una tirannia” e auspicando che Putin non firmi.

Dal canto suo, Putin, ha snocciolato le solite rassicurazioni, con la promessa di mantenere gli “standard europei”. Il rieletto presidente ha fatto sapere, tramite il suo portavoce Dmitri Peskov, che si opporrà alla nuova norma «solo in un caso: se questa legge va contro le pratiche comunemente utilizzate e utilizzabili in altri Paesi per assicurare i diritti di quei cittadini di cui si parla nel testo», ma all’opposizione sembra davvero poco.

Perché le norme diventino legge a tutti gli effetti, mancano adesso l’esame finale del Consiglio della Federazione, il Senato russo, e la firma di Putin, ovviamente. Nel frattempo, l’opposizione teme un immediato giro di vite: anche ieri, giorno dell’approvazione, malgrado le poche persone presenti davanti alla Duma per protestare, gli arresti sono stati già venti. Tra questi anche il leader del partito Yabloko, Sergey Mitrokhin, che appena prima di essere portato via ha detto: «La gente non sarà libera di fare una passeggiata. E non solo di andare in strada per esprimere opinioni politiche, ma di camminare del tutto».

Nonostante il precipitare della situazione, i movimenti di protesta annunciano che non si fermeranno e faranno di tutto per bloccare la legge, a partire dalla manifestazione non autorizzata che stanno organizzando per il 12 giungo. Questa iniziativa non fermerà le proteste – ha avvertito uno degli esponenti dell’opposizione, l’ex vice premier Boris Nemtsov – ma le renderà più radicali».