É il provvedimento più radicale per tutelare l’ordine pubblico dal maggio dello scorso anno. In Tunisia non si ricorreva al coprifuoco dai disordini che portarono alla caduta del regime di Ben Alì. La misura riguarda la Grand Tunis che comprende quattro governatorati e altre quattro regioni, i cittadini hanno l’obbligo di restare nelle loro case dalle 21 alle 5.

Protesta dei gruppi salafiti a Tunisi

Un provvedimento arrivato alla fine di giorni di violenze cominciate lunedì da parte di gruppi salafiti. Sono stati attaccati posti di polizia e la sede del Tribunale di seconda istanza di Essijoumi, presa d’assalto da centinaia di persone che lanciavano molotov contro l’edificio. Mentre le fiamme venivano spente dai vigili del fuoco la polizia è intervenuta sparando colpi di arma da fuoco in aria per disperdere gli attaccanti; il bilancio è un centinaio di persone ferite e 160 gli arrestati.

Altri disordini sono avvenuti a Jendouba, dove gruppi di salafiti hanno attaccato la sede del sindacato Unione regionale del lavoro e un camion che trasportava bevande alcoliche. Bruciate le locali sedi del Partito democratico progressista, del Partito del congresso per la Repubblica e del Movimento dei patrioti democratici.

Il motivo dei disordini sembra essere stata l’esposizione in una galleria d’arte di opere di giovani artisti tunisini giudicate blasfeme e “contrarie alla morale islamica”. Soprattutto un’opera ha suscitato più indignazione: il quadro di una donna nuda raffigurante la Mecca che porta addosso il nome di Dio scritto in arabo con caratteri composti dall’unione di tanti piccoli insetti. Tuttavia appare curioso che la reazione di protesta dei Barbus sia arrivata solo nell’ultimo giorno della rassegna, durata dieci giorni e vista da migliaia di visitatori.

Il governo costretto alla misura cautelativa ha tuttavia minimizzato l’accaduto, il ministro della Giustizia, Noureddine B’hiri parla di atti terroristici «frutto di una notevole organizzazione», che hanno visto protagonisti membri del Rcd, il disciolto partito di Ben Alì, e la sinistra estrema. Intanto il sindacato Ugtt ha lanciato un appello ai suoi quadri e ai suoi iscritti perché ovunque presidino le sedi. E lo sceicco salafita Abou Ayub, ha chiamato alla rivolta per venerdì, dopo la preghiera.

Il Paese da sempre più laico dell’intera area magrebina assiste ogni giorno di più al rafforzamento dei Barbus, i partiti islamici radicali. Proprio la scorsa settimana il partito salafita Hizb Ettahrir è stato autorizzato dal governo a svolgere attività politica; una mossa che appare pericolosa visto che lo scopo dell’organizzazione radicale è l’adozione della legge islamica, l’introduzione della poligamia, le messa fuorilegge delle adozioni e l’intolleranza nei confronti di bevande alcoliche e di donne che indossano il bikini.