Il regime militare egiziano ha compiuto un enorme passo avanti nella sua strategia. Nella lotta fra rivoluzione e controrivoluzione, ieri, la giunta militare ha messo a segno un colpo durissimo. Dopo solo 6 mesi dalla sua formazione, è stata sciolta l‘Assemblea del popolo, ovvero la Camera bassa del Parlamento, gettando il Paese nel caos. Il motivo è evidente agli occhi di tutto il mondo: impedire che possa essere eletto il candidato dei Fratelli musulmani, Mohamed Mursi.

Nel frattempo, l’Alta Corte ha anche confermato la candidatura alle presidenziali di Ahmed Shafiq, già premier durante la presidenza Mubarak, l’uomo chiave della giunta militare, pronta a disgregare le speranze di un’effettiva democratizzazione del Paese. Shafiq, inevitabilmente legato al vecchio regime, è respinto da tutte le forze della rivoluzione, laiche e religiose.

«La legge elettorale è contraria alla Costituzione- ha spiegato il presidente della Corte costituzionale, Farouk Soltan- e quindi è necessario sciogliere l’intera Assemblea. Spetta ora all’esecutivo indire le nuove elezioni». La Corte ha infatti definito incostituzionale l’elezione di un terzo dei seggi del Parlamento, quelli uninominali attribuiti con il maggioritario, cosa che rende nulla l’intera elezione. Maher Sami, vicepresidente della Corte costituzionale, ha sottolineato che l’Assemblea del popolo, dato il parere dei giudici, non può più esistere così com’è stata formata, avendo ritenuto la legge elettorare incostituzionale, mentre le leggi edite fin ora dal Parlamento resteranno comunque valide, cosa che vale anche per l’Assemblea costituente. Ma questo, naturalmente, non basta a rassicurare gli animi, anche perchè sono chiare le ragioni profonde di questi provvedimenti: impedire l’elezione del candidato della Fratellanza o, comunque, mettere al posto chiave “l’uomo dei militari”. In due parole: riportare tutto com’era sotto Mubarak, ma senza Mubarak.

La situazione potrebbe precipitare ed è per questo che il Consiglio militare egiziano ha convocato una riunione d’urgenza. I Fratelli musulmani, infatti, sono subito scesi in piazza per protestare contro le decisioni dell’Alta Corte. In piazza Tahrir, sono già centinaia i manifestanti. Tutti parlano di “colpo di Stato”.

La Fratellanza non è la sola formazione che organizza le proteste di queste ore. «Eleggere un presidente senza una Costituzione e un Parlamento significa eleggere un capo dello Stato i cui poteri sono peggiori di quelli dei regimi più dittatoriali» ha commentato su Twitter Mohamed El Baradei, che ha abbandonato a gennaio la corsa alla presidenza egiziana. Non solo: gli attivisti laici contestano alla Fratellanza di essere scesa a patti, nei mesi scorsi, con la giunta militare, per estromettere i giovani laici e arrivare a governare il paese. Poi, la Fratellanza, è stata esclusa anche dalla giunta.

«Prima i giovani e i Fratelli musulmani hanno estromesso Mubarak- ha spiegato un giovane attivista alle tv internazionali-poi Mubarak si è accordato con i Fratelli musulmani e hanno estromesso i giovani, infine Mubarak ha estromesso i Fratelli musulmani». Coloro che fanno parte della “terza via”- studenti, giovani, donne e attivisti, l’anima laica della rivoluzione- si sentono doppiamente delusi: la voracità dei Fratelli musulmani all’Assemblea Costituente è un ricordo ben fissato nelle menti degli attivisti laici che per questo l’avevano disertata, insieme ai rappresentanti dei partiti liberali. Chi fra i laici sosteneva Mursi, infatti, adesso voterà scheda bianca.