Con il 51,63% dei voti, Mohamed Mursi è il nuovo presidente dell’Egitto. La folla esplode a piazza Tahrir, dove oltre 100 mila attivisti sventolano bandiere egiziane, ma non mostrano simboli religiosi. Lo stesso Mursi, poche ore fa, aveva assicurato che non ci sarebbero stati componenti della fratellanza nel governo, ma solo del suo partito, Giustizia e Libertà. Per l’Egitto inizia ora «una nuova fase della sua storia», ha detto il portavoce di Mursi, Ahmed Abdel-Attie, ma gli attivisti, benché in questo momento festeggino il cambio al vertice, staranno con gli occhi ben aperti sul lavoro del neo presidente.

Dopo giorni di tensione, in cui entrambi i “pretendenti” si erano autoproclamati vincitori, oggi, Faruk Sultan, capo della commissione elettorale, ha finalmente annunciato che Mursi sarà il primo presidente eletto democraticamente in Egitto, con 13.230.131 voti, contro i 12.347.380 di Ahmed Shafik, l’ex generale e premier di Mubarak. Alle urne sono stati chiamati più di 50 milioni di egiziani, ma l’affluenza è stata del 51,8%. Adesso che i Fratelli musulmani hanno conquistato il più importante e popoloso Paese dell’area,  il nodo da sciogliere è se sapranno essere i rappresentanti di tutto il Paese, compresa quella fetta di movimenti che hanno fatto la rivoluzione insieme agli islamisti e, grazie ai quali, oggi Mursi è presidente.

Il primo problema sarà sicuramente il nuovo stato di emergenza nazionale, ritirato dai militari all’indomani della caduta di Mubarak, ma di fatto ripristinato poco dopo. Più scottante sarà, per il neo presidente, il problema del Parlamento appena sciolto dalla giunta militare e, vero momento di verifica delle intenzioni di Mursi, la stesura della nuova Costituzione che definisce anche i suoi poteri come capo di Stato. Una Costituzione che risale al 1976, quando Mubarak era  dittatore e presidente “eletto” allo stesso tempo. In questo quadro incerto, i militari hanno mantenuto, pressoché intatti, i loro poteri.

Mursi è chiamato a mettere in pratica quella politica dell’Islam moderno e moderato che ha promesso durante la campagna elettorale, oltre ad ascoltare le richieste della parte più laica del movimento. Altrimenti, il rischio è che si ripeta “lo scippo” della rivoluzione, di cui i Fratelli musulmani sono stati già accusati, con la conseguenza di un nuovo ritorno alle proteste.