In Sud Sudan la situazione sta diventando insostenibile, a dirlo sono i medici, gli infermieri e i volontari di una delle più grandi organizzazioni mondiali medico-umanitaria: Medici senza frontiere. I campi atti a ospitare i rifugiati che dal Sudan giungono in Sud Sudan stanno scoppiando.
Si deve tenere presente una media di 1000 arrivi al giorno in un campo come quello di Yida, Unity State, che ormai offre ospitalità già a 50.000 rifugiati. Per questo i campi non riescono sempre a garantire acqua, cibo e servizi per tutti. I rifugiati che giungono nei campi di accoglienza sono spesso disidratati e indeboliti dai 25 ai 30 chilometri percorsi senza le necessarie scorte di cibo, acqua cercando di sfuggire dalle violenze del proprio Paese.

Gli operatori di Medici Senza Frontiere che operano in quell’aria hanno richiesto rinforzi e per la crisi del Sud Sudan 50 operatori internazionali e 300 operatori locali andranno ad implementare il personale dell’organizzazione. Al momento servono medicinali soprattutto per sedare i focolai di morbillo e per vaccinare i bambini e i ragazzi da 0 a 15 anni.

Per comprendere meglio l’azione di MSF, per evitare che il Sudan continui ad essere una “crisi dimenticata“, e per avere un quadro più nitido di quanto accade ai confini del Sud Sudan oggi pomeriggio, 28 giugno, alle 15:00 è stato promosso una conferenza stampa a Roma, in via Volturno n°58. A raccontare la situazione ai giornalisti e a chiunque vorrà parteciparci ci sarà l’infermiera Chiara Burzio, che è tornata da poco da quei campi profughi, e il Direttore generale di Msf Italia, Konstantinos Moschochoritis. L’incontro sarà trasmesso in streaming su www.msf.it .