La crisi e gli scandali finanziari che avvolgono l’economia mondiale hanno raggiunto anche il Regno Unito, da sempre isolato rispetto all’Europa con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. Stavolta a provocare titoli dei giornali e scalpore è stata una multa ricevuta da una delle più grandi banche d’oltre Manica. Oggetto dell’illecito è un tasso d’interesse, il Libor, e il modo in cui viene calcolato.

Il Libor è il tasso interbancario inglese che viene stimato giornalmente in base alle indicazioni di un panel di banche. Viene utilizzato come base per il calcolo dei tassi d’interesse di operazioni finanziarie (derivati) oppure di prestiti alle famiglie (mutui). Secondo la Commodity Futures Trading Commission sono legati al Libor più di 800 mila miliardi di dollari in titoli e prestiti.
Il Libor è il cugino inglese dell’Euribor, identici per natura e fine, si differenziano per il numero di banche che contribuiscono a fornire i dati per comporre il tasso. Quarantré sono le banche compongono il panel dell’Euribor, quindici quelle del Libor.
In questi elenchi figura Barclays, una tra le più importanti banche inglesi, finita sul banco degli imputati da quando il 28 giugno è stata annunciata la mega multa ricevuta dalla BBA (la Consob inglese) di 290 milioni di sterline per manipolazione del suddetto tasso.
L’alterazione del tasso non si può interpretare in maniera univoca. Una riduzione forzata può essere vista come positiva per le banche in quanto permette un finanziamento a tassi inferiori lasciando passare un messaggio di buona salute e di fiducia. Un aumento dei tassi è notevolmente penalizzante per le famiglie che hanno acceso un mutuo. Quello che viene contestato a Barclays e agli altri giganti della finanza coinvolti nello scandalo, non è di aver favorito l’una o l’altra parte, ma di aver sfruttato l’andamento del tasso senza che esso rispecchiasse la reale situazione di mercato.
La multa ha portato a pesanti conseguenze all’interno del gruppo londinese. Prima le dimissioni del presidente  Marcus Agius, poi quelle del Ceo Bob Diamond, infinbe il rientro del presidente che torna alla testa del gruppo col compito di cercare il nuovo amministratore delegato. Diamond era uno tra i più potenti manager a livello mondiale e lasciando l’incarico ha rinunciato alla liquidazione da 20 milioni e lanciato accuse verso le banche concorrenti e il governo inglese.
Lo scandalo però non riguarda solo Barclays, in quanto sembrano essere coinvolti anche altri importanti istituti di credito inglesi e americani. Insomma l’alta finanza ha colpito ancora, l’ennesimo scandalo (subito dopo quello di JP Morgan legato alla gestione dei derivati) dimostra come in realtà sotto il tappeto rimangono da scoprire una grande quantità di manomissioni del mercato, per cui anche una maggiore regolamentazione del settore diventa superflua se non si è a conoscenza dei reali abusi che si cerca di limitare.