Un lunedì nero ha inaugurato una delle settimane più “calde” del mese di luglio e anche oggi i mercati finanziari aprono all’insegna di attacchi speculativi nei confronti dell’Italia e della Spagna. Piazza affari all’apertura era in rialzo e tutti speravano in un rimbalzo, ma nel giro di un paio d’ore il segno è diventato negativo. Resta sempre alto il differenziale tra i titoli italiani e tedeschi che ormai sfiora i 530 punti.

Ma la crisi non risparmia nemmeno quei Paesi che si ritengono più forti: a sorpresa Moody’s ha tagliato l’outlook a Germania, Olanda e Lussemburgo. Anche se il rating è rimasto AAA, l’outlook è passato da stabile a negativo. L’agenzia di rating teme che se Madrid e Roma dovessero chiedere aiuto il mantenimento di questi Paese nell’eurozona ricadrebbe tutto su Berlino.

Si preannuncia quindi un agosto bollente in cui la speculazione nei confronti dell’Italia e della Spagna sarà il leitmotiv. Pesano nei mercati la scarsa credibilità dei vertici europei, la decisione tedesca di far slittare a settembre l’approvazione dalla corte costituzionale del fondo anti spread Esm e le dichiarazioni del Fondo monetario sullo scenario macro dell’economia e sulla possibilità di blocco degli aiuti alla Grecia.
L’Italia deve quindi trovare una soluzione interna che deve essere decisa, persuasiva e di breve periodo al fine di scongiurare la fuga massiccia di capitali esteri, già parzialmente in atto, e il rischio di liquidità.  Una possibile alternativa potrebbe essere un prestito forzoso che lo Stato potrebbe imporre ai redditi alti. Una sorta di patrimoniale i cui fondi verrebbero utilizzati per ridurre il debito sovrano da imporre a redditi superiori ai 250.000 euro.
Una proposta simile era stata avanzata nei giorni scorsi anche in Germania, ma quasi tutti i leader politici si sono dimostrati ostili: in testa la Merkel e i liberali che sostengono il suo governo. Mentre i socialdemocratici e in parte i Verdi si sono dichiarati favorevoli.
L’ipotesi del prestito forzoso per l’Italia sarebbe condivisibile. L’elevata evasione fiscale, l’iniquità del sistema tributario e la marcata disuguaglianza della distribuzione del reddito sembrano essere valide motivazioni rispetto alle demagogie dei liberi mercati e della loro capacità di autoregolamentarsi. Da una recente indagine della Banca D’Italia è emerso che circa il 10% dei redditi più alti detiene poco meno del 50% della ricchezza nazionale. Quindi quello del prestito può essere un’ipotesi da prendere in considerazione anche perché in grado di portare con sè un vento, anche se ancora debole, di equità che fin’ora è quasi sempre mancato nelle manovre del governo tecnico. Il premier Monti dovrà cercare al più presto una soluzione rapida per non far trovare l’Italia impreparata ad un agosto che si preannuncia al’insegna di continui attacchi speculativi.  E c’è bisogno di che i leader europei riacquistino credibilità nei confronti del mercato. La scelta tedesca del rinvio dell’approvazione del’Esm sembra però andare nella direzione opposta.