Nella settimana del voto in America, una serie di coincidenze hanno portato all’attenzione del mondo l’arretratezza dell’Italia in materia di diritti degli omosessuali. L’esito del voto in molti Stati americani, che legalizza i matrimoni gay, la sentenza della Corte costituzionale spagnola che li ammette entro il quadro dell’atto fondativo del Paese, la Francia che completa l’iter della nuova legge in materia di unioni gay. Sull’altro piatto della bilancia c’è il nostro Paese, che ha appena bocciato la proposta di legge su omofobia e transfobia. Un’immediata misura di quanto l’Italia sia rimasta indietro.

Sono stati il Maine, il Maryland e Washington a votare si al referendum che sì è tenuto insieme alle presidenziali, diventando i primi tre Stati americani ad approvare il matrimonio omosessuale con una consultazione popolare. Nel Maine è stata proprio l’iniziativa popolare a mettere in campo e sostenere la proposta referendaria, mentre per gli altri due Stati è stata una riconferma delle leggi già in vigore. Se si considera anche il Distric of Columbia, gli Stati americani ad aver approvato le nozze gay sono dieci: Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, New York, Maine, Maryland, Washington e Massachusetts, il primo a legalizzare il matrimonio nel 2004. Unioni civili sono riconosciute in altri Stati come California, Colorado, Delaware, Hawaii, Illinois, Nevada, Oregon, Rhode Island e Wisconsin, mentre in alcuni Stati sono riconosciuti matrimoni contratti negli altri, come New Jersey e Rhode Island.

Passiamo all’Europa. Per quanto riguarda la Spagna non è una sorpresa: dopo sette anni dall’entrata in vigore della legge sui matrimoni omosessuali, la Corte costituzionale si è pronunciata contro il ricorso di incostituzionalità presentato dal Partito Popolare, inserendo così di diritto la norma entro il quadro istituzionale della Carta costituzionale. Si tratta quindi di una conferma. La Francia invece ha avviato la prima fase del progetto di legge che ritocca il Codice civile, che prevede il matrimonio omosessuale dal 2013. Ma la strada è in salita, come ha ammesso lo stesso Hollande, per l’opposizione preannunciata non solo dal Fronte nazionale di Marine Le Pen, ma anche dall’Ump, Union pour un Mouvement Populaire, con il segretario Jean-Francois Copé che  ha chiesto la convocazione degli “Stati generali della famiglia”. In particolare, la legge modificherà i termini di padre e madre dal Codice e la destra francese teme che questo cambiamento possa aprire la strada alle adozioni gay. Ad ogni modo, secondo gli ultimi sondaggi, la Francia sembra ben disposta a seguire la scia di emancipazione che molti Paesi europei hanno già imboccato. Germania, Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito, Norvegia, Belgio, Olanda, Svezia, Portogallo, Islanda, Danimarca: tutti questi Stati hanno  legalizzato il matrimonio gay o tutelano le unioni civili.

Tra i Paesi europei più riluttanti a un’estensione dei diritti, l’Italia è sicuramente uno dei contesti più problematici. Il 7 novembre, la Commissione Giustizia della Camera, con il voto compatto dei rappresentanti di Pdl, Lega e Udc (unici astenuti Mara Carfagna e Lorenzo Ria), ha   respinto per la terza volta il testo di legge contro l’omofobia e la transfobia, che prevedeva l’estensione della legge Mancino, proposta da Pd e Idv. Il contentino di due giorni dopo il voto viene dal Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, che ha diffuso una nota in cui ammette la possibilità di riconoscere lo status di “familiare”, così come codificato dall’Ue, per i coniugi di matrimoni tra omosessuali contratti all’estero. Insomma, come a dire: fatelo altrove perché qui non succederà.

Il diritto al matrimonio “emancipa” le coppie di fatto, gay o etero che siano, mettendole sullo stesso piano delle coppie che hanno contratto matrimonio civile. È una norma di civiltà volta a estendere i diritti di tutela. La legge contro omofobia rafforza invece un diritto di tutela dalla violenza. Questo significa che il nostro Paese, o meglio la maggioranza di questo parlamento, non solo vuole ignorare il diritto ad avere una vita affettiva degna di questo nome, con tutte le protezioni del caso,  per gli omosessuali, ma non vuole neanche difenderli dalla violenza pura, dall’aggressione intollerante, dal disprezzo sociale che ancora impera nelle nostre città e, in misura a volte maggiore, nei piccoli centri.