L’uccisione di Ahmed Jabari. Definito un terrorista, capo del braccio armato di Hamas, in realtà come riporta di il giornalista Aluf Benn sul quotidiano israeliano Haaretz,  Ahmed Jabari era un «subappaltatore incaricato di garantire la sicurezza di Israele nella Striscia di Gaza». Lo Stato ebraico infatti aveva raggiunto un accordo con Hamas per un cessate il fuoco e Ahmed Jabari doveva garantire che le numerose organizzazioni armate della striscia rispettassero il divieto. Questa indiscrezione è avvallata anche dalla testimonianza di Gershon Baskin, un pacifista mediatore nella liberazione di Shalit che rivela: «Il capo militare di Hamas aveva proposto una tregua pochi giorni fa». Ancora più sorprendente è il fatto che in generale la tregua era stata rispettata, basta infatti osservare le tabelle pubblicate dallo stesso Ministero degli affari esteri di Israele sulla quantità di razzi lanciati: l’aumento del numero corrisponde alle date del 7 e 8, e del 13 e 14 ottobre, in seguito agli assassini mirati, chiamati operazioni chirurgiche, di militanti palestinesi a Gaza da parte delle forze israeliane. Tali esecuzioni extra-giudiziarie sono al di fuori del diritto internazionale, condannate già dall’art.23/b dell’Ordinamento dell’Aja del 1907, dal sesto congresso delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine e il trattamento dei criminali nel 1980, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite  con la risoluzione 35/172 il giorno 15 dicembre del 1980, soluzione che riafferma l’illegalità delle esecuzioni arbitrarie e degli omicidi politici. Infine anche lo statuto della Corte penale  internazionale di Roma del 2002 definisce queste gravi violazioni come “crimini di guerra”. Ma nonostante l’illegalità e l’immoralità, tali pratiche  sembrano essere lo strumento preferito dal governo israeliano, appoggiato in questo dagli Stati uniti.

Escalation. Un film già visto. Lo scenario non sembra diverso da quello del novembre 2008 quando l’uccisione di sette palestinesi ha provocato un inasprimento del conflitto fino all’operazione Piombo fuso, cominciata il 27 dicembre e conclusa il 19 gennaio 2009, con un bilancio finale compreso tra 1.000 e 1.300 palestinesi morti, gran parte dei quali civili.  Adesso Israele ha autorizzato la mobilitazione di 75. 000 riservisti e si prepara alle operazioni di terra.

GIOVEDÌ 8 NOVEMBRE
Dopo due settimane di pausa i soldati israeliani invadono Gaza. Nello scambio a fuoco con i combattenti palestinesi un ragazzo di 12 anni viene ucciso da un proiettile israeliano mentre gioca a calcio. Poco dopo i combattenti palestinesi fanno saltare un tunnel lungo la frontiera Gaza-Israele, ferendo un soldato israeliano.
SABATO 10 NOVEMBRE
Un missile anti-carro lanciato dai combattenti palestinesi ferisce quattro soldati israeliani lungo il confine Gaza-Israele. Un missile israeliano finisce in un campo di calcio a Gaza uccidendo due ragazzi di età compresa tra 16 e 17. Più tardi, un carro armato israeliano spara durante un funerale, uccidendo due civili e ferendone più di due dozzine.
DOMENICA 11 NOVEMBRE
Un palestinese viene ucciso e decine di civili restano feriti in un attacco israeliano. Quattro civili israeliani sono rimasti feriti da proiettili lanciati da Gaza. Nel corso di una riunione di gabinetto del governo israeliano, il ministro dei trasporti Yisrael Katz esorta il governo a  «tagliare la testa del serpente … togliere la leadership di Hamas a Gaza.» E chiede anche un taglio di acqua, cibo, elettricità e combustibile verso Gaza.
LUNEDÌ 12 NOVEMBRE
Fazioni militanti palestinesi si dicono disposti a accettare una tregua se Israele interrompe i suoi attacchi.
MERCOLEDÌ 14 NOVEMBRE
Israele dopo due giorni di calma uccide Ahmed Jabari. Almeno altri otto palestinesi sono uccisi negli attacchi israeliani, tra cui almeno due bambini. Gruppi militanti palestinesi giurano di rispondere.
GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE
Dopo 24 ore i morti palestinesi sono saliti a 19, tra cui una donna incinta e almeno due bambini, di 7 anni e undici mesi. Un razzo partito da Gaza colpisce un palazzo a Kiryat Malachi: i morti israeliani sono tre.
SABATO 17 NOVEMBRE
Nel terzo giorno di scontri i morti palestinesi sono ormai 48 e i feriti oltre 350. Sembrerebbe imminente un attacco di terra, ma i funzionari israeliani riferiscono che nessuna decisione è stata presa. Colloqui telefonici tra Netanyahu e Obama, probabilmente l’invasione scatterà nelle prossime ore e sarà più massiccia di quella del 2008.

Striscia di Gaza. Venti di guerra, anche se l’avversario è una minuscola striscia di terra di 360 km quadrati e 1.645.500 abitanti, occupata da Israele dal 1967 fino al 2005, quando con atto unilaterale (Israel’s unilateral disengagement plan) lo Stato ebraico si è formalmente ritirato, continuando però a mantenere il controllo militare dello spazio aereo, delle frontiere terrestri, e delle acque territoriali. Un piccola striscia strozzata da un embargo in vigore dal 2007. Un blocco odioso che,  secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari nei Territori palestinesi (OCHA OPT)  si trasforma in questi numeri:
il 44% degli abitanti soffre di insufficenza alimentare e circa l’80% vive solo grazie agli aiuti alimentari;
il 35% dei terreni agricoli e l’85% delle acque di pesca sono totalmente o parzialmente indisponibili a causa delle restrizioni israeliane;
una grave carenza di carburante e interruzioni dell’elettricità fino a 12 ore al giorno;
circa 90 milioni di litri di acque reflue non trattate o parzialmente trattate vengono gettate in mare ogni giorno;
oltre il 90% dell’acqua dalla falda è nociva se consumata senza trattamento;
l’85% delle scuole sono gestite da “doppio lavoro” – una al mattino e una al pomeriggio – a causa del sovraffollamento;
dall’inizio del blocco sono 2.300 i palestinesi uccisi e 7.700 quelli feriti dalle forze armate israeliane, vittime cadute per i due terzi durante l’operazione Piombo fuso del dicembre 2008. Più di un quarto (27%) di queste erano donne e bambini.
Dal giugno 2007 gli israeliani uccisi sono stati 37 e 380 i feriti in attacchi lanciati da Gaza, il 40% dei quali erano civili.