Alla vigilia delle elezioni in Israele, volute in anticipo dal primo ministro Binyamin Netanyahu, alcuni cittadini animano la disobbedienza civile. Il voto del 22 gennaio, con la destra nazionalista sicura di incassare un secondo mandato, avrà conseguenze importanti sugli israeliani, sugli arabi-israeliani e soprattutto sui palestinesi che vivono in Cisgiordania e a Gaza. Dopo l’appello della Lega Araba che invitava tutti i cittadini arabi in Israele ad evitare l’astensione e votare contro la destra, arriva Real Democracy, l’iniziativa di alcuni attivisti israeliani che “cederanno” il proprio voto ai palestinesi.

La campagna, lanciata via Facebook il 26 dicembre, vuole rilanciare l’attenzione sulla mancanza di vera democrazia nello Stato di Israele, tramite uno scambio di voto: gli israeliani lo cedono volontariamente, i palestinesi indicano come usarlo. «L’idea – spiega Ofer Naiman, uno degli organizzatori della protesta – consiste nel creare una piattaforma sulla quale i cittadini israeliani possono lasciare messaggi del tipo: sono cittadino israeliano e cedo il mio voto perché qui la vera democrazia non esiste, a cui i palestinesi possono rispondere dicendo: per favore, vota per un tal partito o boicotta le elezioni; e ci tengo ad aggiungere che in questa nostra iniziativa è previsto anche il boicottaggio».
Proprio la possibilità di boicottare il voto, secondo Naiman, rappresenta un compromesso fra chi giudica le elezioni illegittime e chi invece vorrebbe parteciparvi, ma non si sente rappresentato dall’arco di offerte politiche messe in campo. Tantissime le adesioni finora: dagli attivisti, dagli studenti, ma anche da avvocati, professori e cittadini israeliani che vivono al di fuori dei confini dello Stato.
Su +972, blog israeliano indipendente animato da giornalisti internazionali, le testimonianze dei primi scambi di voto: «Mi chiamo Omar Abu-Rayyan, ho 19 anni e sono uno studente palestinese di Hebron. Tutti i giorni vado all’università, attraversando un check point israeliano. A volte mi lasciano passare, altre no. Non si vive una situazione di pace e sicurezza ad Hebron. Come cittadino palestinese non posso votare per il parlamento israeliano, che decide sull’invio dei soldati ad Hebron. Come palestinese non ho neppure voce alle Nazioni Unite, l’organizzazione che dovrebbe mantenere la “pace e la sicurezza internazionale”. Mi piacerebbe partecipare alla vostra ribellione elettorale, per protestare contro la mancanza di democrazia in Israele e nelle Nazioni unite». Subito, la risposta di un ragazzo israeliano, Shmiri Zameret, 28enne che abita a Tel Aviv: «Caro Omar, molte grazie. Sarò felice di offrire a te il mio voto».
Ma la pratica della donazione del voto non è una forma nuova di disobbedienza: anche nel 2010, infatti, i cittadini britannici potevano donare il proprio voto a coloro che avrebbero subito gli effetti delle politiche britanniche in Afghanistan, Bangladesh e Ghana, grazie alla campagna “Give Your Vote”.

https://www.facebook.com/ElectoralRebellion

http://972mag.com/