La più piccola economia dell’euro sembra ogni giorno di più affogare nel mare della crisi finanziaria, stretta tra le imposizioni europee e il diniego russo.

IL NO DELLA RUSSIA. Dopo che la Russia ha negato un aiuto finanziario a Cipro senza un accordo con l’Unione europea, l’isola è costretta a restare in Europa e a trovare 5,8 miliardi di euro (che intanto a causa del peggioramento degli ultimi giorni potrebbero essere diventati 6,7) senza moltiplicare lo scontento tra la popolazione. Il governo russo ha anche disapprovato il riscadenziamento del prestito di 2,5 miliardi concesso nel 2011 al 4,5% di interesse, dopo che Cipro aveva chiesto di posticipare la scadenza dal 2016 al 2021. Infine il gigante del gas russo Gazprom ha rifiutato la proposta di sfruttamento dei giacimenti di gas nel Mediterraneo a sud dell’isola perchè troppo indeterminata.

LO SFORZO DI NICOSIA. Alla fine quindi il prelievo forzoso del 15% sui conti correnti sopra i 100.000 euro sembra tornato nell’agenda governativa. L’Unione ha rifiutato una cartolarizzazione dei beni statali a partire dai giacimenti di gas così come l’utilizzo dei fondi pensione. Intanto la chiesa ortodossa ha messo a disposizione i propri beni immobiliari, che ammonterebbero a circa un miliardo, anche se difficilmente liquidabili in breve tempo. Il governo di Nicosia allora in attesa della riunione dell’Eurogruppo prevista per domenica, e temendo lunedì la scadenza dell’ultimatum della Bce che, senza accordo, sospenderà la liquidità garantita finora agli istituti bancari ciprioti, ha varato ieri sera alcune leggi per tentare di arginare il peggio: istituzione di un fondo di solidarietà ( in cui confluiranno i beni ecclesiatici, i fondi pensioni e i vari assets statali), una legge restrittiva sui movimenti dei depositi bancari, per evitare una fuga di capitali alla riapertura degli istituti di credito, e infine la possibilità per la Piraeus Bank, terza banca greca,  di rivelare le filiali locali di due istituti ciprioti. Proprio mentre Moody’s  ha tagliato il rating di Bank of Cyprus, Cyprus Popular Bank e Hellenic Bank  da «Caa2» a «Caa3». Inoltre la Cyprus Popular Bank, conosciuta in patria come Laiki Bank, trascinata nel vortice dalla crisi del debito greca, sarà ristrutturata: i conti sotto i 100.000 confluiranno nella  Bank of Cyprus, prima banca commerciale del paese, i restanti conti finiranno invece in una “bad bank”, cioè quasi sicuramente in liquidazione.

IL MODELLO DI BUSINESS. La cancelliera Merkel ha messo sotto accusa il modello di business dell’isola definendolo morto, ormai da superare; in effetti il 42% dei conti correnti ciprioti supera i 500.000 euro, la maggior parte dei quali in mani russe, e secondo la stima di Barclays l’ammontare totale dei depositi sarebbe di 68,363 miliardi di euro. Uno studio del quotidiano tedesco Die Welt fornisce le tabelle in cifre (dati del 2012) di questi numeri e proporzioni: il prodotto interno lordo di Cipro ammonta a 18 miliardi di euro a fronte di 47,39 miliardi (secondo i dati ufficiali) di depositi bancari, cioè il 263,3% del prodotto interno; se questi numeri vi sembran pochi la proporzione in Lussemburgo è ancora più esagerata: con un Pil di 44 miliardi, 152 banche con 27.000 dipendenti e 500.000 abitanti, il Lussemburgo vanta depositi per  227,37 miliardi di euro, cioè il 516,9% del Pil. In questa speciale classifica di un modello di business ormai morto vi è al terzo posto Malta (con un rapporto del 166,9% tra depositi e Pil) e l‘Olanda, dove a fronte di un Pil di 601 miliardi di euro, i depositi sono pari a 911,93 miliardi, il 151,7% del prodotto interno. Ma dopo Spagna, Belgio, Portogallo, Irlanda troviamo proprio la Germania con un Pil di 2.644 miliardi di euro, e depositi pari a 3.143 miliardi, il 118,9% del prodotto interno.

Ma il nodo Cipro è legato da varie dinamiche: la Russia infatti gioca la partita su più fronti, se da un lato teme il prelievo forzoso, dall’altro spera in un fallimento del salvataggio e in una fuoriuscita dell’isola dall’euro, per accogliere a braccia aperte Cipro riuscendo così a imporre diritti esclusivi di sfruttamento sui giacimenti e basi militari nel territorio.
La piccola isola è terreno di scontro anche per le prossime elezioni teutoniche, cioè tra sei mesi: la cancelliera deve destreggiarsi tra l’atteggiamento della Spd che, per bocca del segretario Sigman Gabriel, accusa la Merkel di indecisione e un’opinione pubblica avversa ai salvataggi che trova voce nel nuovo movimento antieuro “Alternative für Deutschland”, composto da fuorisciti del Cdu, il partito della Frau Angela.