I tarantini attendono con ansia martedì 9 aprile, giornata storicamente importante non solo per la città pugliese, ma per tutta la nostra penisola. In quel giorno infatti la Corte Costituzionale svolgerà un’udienza pubblica per discutere la legittimità costituzionale della legge 231 del 24 dicembre: legge passata alla storia come “salva Ilva”.

La città di Taranto nel frattempo cerca di far sentire il suo dissenso nei confronti del decreto, voluto con tutte le forze dall’allora presidente del Consiglio, Mario Monti, dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini e del ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, scendendo in piazza domenica 7 aprile. Chiamare la legge con il nome  “salva Ilva” rischia però di confinare l’effetto del provvedimento solo all’acciaieria dei Riva, tralasciando la valenza nazionale che avrebbe la legge. Infatti, il decreto legge 207/2012, se verrà giudicato costituzionale, sarà applicabile in tutta Italia.

Cosa prevede la legge Salva Ilva? Il decreto rende di fatto inapplicabile, nei riguardi di alcune imprese, una parte del codice di procedura penale, per un periodo di tempo massimo pari a 36 mesi. Nel caso in cui un’azienda fosse colpita da “sequestro cautelare” il D.L. renderebbe vana questa misura, che solitamente è utilizzata proprio per intervenire tempestivamente e difendere i diritti della collettività.

Per esempio. Un’azienda che produce del cibo utilizzando sostanze avariate o nocive per l’organismo umano potrà avvalersi della legge, per continuare indiscriminatamente a produrre e a vendere gli alimenti prodotti. La produzione potrà quindi continuare a produrre cibo malsano anche se i suoi impianti venissero sequestrati dal gip di competenza.

Interesse strategico nazionale. La legge sarà applicabile a tutte quelle aziende definite dal governo “di interesse strategico nazionale”. I criteri per valutare questa denominazione sono aleatori e sono a completa discrezione del governo in carica in quel momento. L’unica indicazione fornita dalla legge è che un’azienda può avvalersi di essere un impianto “di interesse strategico nazionale” se ha almeno 200 dipendenti che lavorano da almeno un anno al suo interno.

Problemi di incostituzionalità. De facto quindi il decreto vìola l’indipendenza della magistratura minando così il principio costituzionale della separazione tra i poteri dello Stato. Questa è però solo la violazione più lampante. Il gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha individuato in questo decreto la violazione di ben  17 articoli costituzionali. Per questo motivo ha fatto appello alla Corte Costituzionale.

Un giorno importante per tutta Italia. Il 9 aprile sarà quindi una giornata importante per tutte quelle zone d’Italia costrette a subire le ricadute di un’industrializzazione malata, incapace di generare valore aggiunto a tutto il territorio che ospita gli impianti. Perché se Taranto riuscirà a vincere la sua lotta contro l’Ilva, allora anche altre città potranno seguire il suo esempio e interrompere il silenzio assenso nei confronti di quegli stabilimenti che offrono lavoro a scapito della salute e dell’ambiente.

Foto di Luciano Manna.