«Le politiche di austerità stanno funzionando, nonostante il crescente disagio e l’elevata disoccupazione. Le misure adottate riempiono il vuoto di decenni di politica». Sono le parole del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble al quotidiano greco Ta Nea.

Dopo il salvataggio di Cipro, con prelievi forzosi sui conti corrente oltre i centomila euro, l’attenzione degli osservatori internazionali e degli speculatori è rivolta nuovamente verso la Grecia. E puntuali arrivano le parole del ministro tedesco al quotidiano ellenico per rassicurare i mercati finanziari.

Tuttavia le condizioni dell’economia reale, composta da famiglie, giovani e piccole imprese, non dimostrano il buon funzionamento delle politiche di austerità. I dati che quotidianamente i maggiori istituti statistici producono sembrano dire l’esatto opposto. Il ministro con le sue parole fa intendere che è a conoscenza delle sofferenze dell’economia reale, ma è altrettanto esplicita la rotta che Germania e Europa vogliono seguire per uscire dall’attuale crisi. L’obiettivo primario è la stabilità delle finanze pubbliche e il pareggio di bilancio; dunque politiche occupazionali, di sviluppo e crescita, e tutte le altre politiche economiche che potrebbero aiutare i cittadini a migliorare il proprio benessere non sono tra le priorità.

Il dato che colpisce di più è sicuramente la disoccupazione giovanile: in Grecia ha quasi sfiorato quota 60%, mentre in Spagna è al 55%. In Italia quasi 4 giovani su 10 sono disoccupati. E a questi dati andrebbero sommati tutti coloro che sono precari o che lavorano part-time.

La crisi economica e l’austerità si sono abbattute soprattutto sulle classi sociali meno protette e l’entrata in vigore del fiscal compact non potrà fare altro che peggiorare le condizioni. Importanti economisti, come i premi nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, da oltre un anno mettono in guardia l’Europa sui possibili rischi economici e sociali di una drastica riduzione della spesa pubblica. Basti pensare che, senza una modifica del fiscal compact, l’Italia dovrà raggiungere la parità di bilancio, le entrate dovranno quindi essere uguali alle uscite, e sarà obbligata a ridurre il debito pubblico, per la parte che eccede il 60% del rapporto debito-pil, di un ventesimo all’anno. Tutto ciò comporterà per l’Italia una riduzione di circa 50 miliardi di euro di spesa pubblica.

Una recente indagine svola da La rivista trimestrale sull’occupazione e situazione sociale nell’UE rileva un ulteriore aggravamento della crisi sociale in Europa nell’ultimo anno: “Sono sempre più evidenti in alcuni Stati membri gli effetti negativi dei tagli subiti dai bilanci pubblici e degli aumenti delle imposte sull’occupazione e sul tenore di vita”.

Anche i bookmakers sembrano non credere più nel programma economico dell’Europa. L’agenzia irlandese Paddy Power infatti quota l’uscita dall’unione di Grecia e Cipro a 2,25 e leggermente più alte quelle per Italia, Spagna e Portogallo (quotate a 11).