Sono 500 mila le persone fuggite dall’Ungheria negli ultimi anni, circa 40 mila solo nel 2011. È il ritratto tracciato dal quotidiano economico magiaro Héti Vilàggazdasàg, con dati di provenienza tedesca che parlano di un esodo di massa di gran lunga superiore a quello che ci fu nel 1956, quando quasi 200 mila ungheresi scapparono a piedi verso il confine austriaco, dopo la brutale repressione subita dall’esercito sovietico inviato da Kruscev.Il governo nazionalpopulista di Viktor Orbàn ha da subito negato il volume dei dati, non riuscendo a smentire la tendenza migratoria: i dati ufficiali, in risposta a quelli pubblicati dal quotidiano magiaro, parlano di 170 mila persone. Ma il quotidiano insiste, supportato dalle fonti tedesche: su 10 milioni scarsi di abitanti, l’Ungheria, ha perso, negli ultimi anni quasi il 12% della popolazione.

Se i numeri sono superiori a quelli del 1956, anche il tipo d’immigrazione differisce: secondo l’Héti Vilàggazdasàg, fuggono prevalentemente intellettuali, famiglie medio borghesi, studenti e giovani altamente qualificati. Tra gli studenti in particolare, il numero di espatri sarebbe decuplicato dopo le modifiche costituzionali, che impongono anche l’obbligo di lavorare anni in patria o di ripagare la borsa di studio se lo studente ha usufruito di sussidi pubblici. Se da Polonia e Romania scappano quindi famiglie e persone in difficoltà economica, attratti dalla possibilità di una vita migliore nel resto d’Europa, dall’Ungheria sono le élites, sia economiche che intellettuali, a cercare una nuova vita all’estero. E questo, secondo il quotidiano, potrebbe creare un buco nelle entrate fiscali, infliggendo un duro colpo ad un economia in netta recessione. Sui dati occupazionali ungheresi, poi, non c’è notizia certa: è l’unico governo europeo a non fornire a Eurostat i dati sui suoi disoccupati.

I numeri, che considerano il periodo precedente alle modifiche costituzionali, potrebbe gonfiarsi, e non di poco, in questo 2013. Il “golpe bianco” di Orbàn, com’è stato definito da più d’un quotidiano internazionale, ha provocato una brusca sterzata a destra del Paese, una destra ultranazionalista ed antieuropeista, con drastiche modifiche alla Carta Costituzionale imposte dal partito del premier, il Fidesz.

Le modifiche stravolgono di fatto il senso della Costituzione ungherese, cancellando lo stato di diritto: esautoramento della Corte Costituzionale innanzitutto, gravi limitazioni alla libertà di stampa e d’espressione, pesanti norme sugli studenti obbligati a restare nel Paese dopo la laurea o ripagare i sussidi, esclusione delle famiglie omosessuali o eterosessuali senza figli da qualsiasi beneficio e la detenzione per i senzatetto che dormono in strada.
Dal primo semestre del 2012, secondo i dati tedeschi, si sono rifugiate in Germania almeno 25 mila persone, mentre i dati ufficiali del governo ungherese parlano di soli 8 mila immigrati. Dal varo delle norme costituzionali, avvenuto l’11 marzo scorso, il numero è destinato ad aumentare drasticamente. La fuga dall’Ungheria non coinvolge però solo famiglie benestanti, che portano altrove la propria ricchezza: intellettuali e creativi, giornalisti e scrittori, ricercatori e scienziati lasciano in massa il Paese. Un esempio, quello del premio Nobel per la letteratura Imre Kertész, che da anni vive a Berlino.