La crisi in Portogallo sta facendo registrare uno dei picchi più alti della tensione sociale, esacerbata dalle strette della Troika e dalle misure impopolari del governo. Vediamo, passo dopo passo, come si è evoluta la situazione nell’ultima settimana.

Il veto costituzionale. Venerdì scorso il Tribunale Costituzionale ha rigettato le misure sui tagli, che erano state approvate dal governo nell’ambito del Bilancio Statale 2013. In particolare, la Consulta portoghese ha ritenuto incostituzionali 4 leggi con le quali il governo stimava di raccogliere, nel complesso, 1.250 milioni di euro.
Nel dettaglio, le quattro norme respinte dal Tribunale Costituzionale sono:
1) Sospensione dei sussidi per le ferie dei dipendenti pubblici;
2) Taglio del bonus natalizio per i pensionati;
3) Taglio dei sussidi ai contratti di insegnamento e di ricerca;
4) Riduzione delle indennità di disoccupazione e malattia.
I dubbi di incostituzionalità erano stati sollevati direttamente dal Presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva. Ma la sentenza è un durissimo colpo per il premier Pedro Passos Coelho, principale sostenitore delle politiche di austerità. Il governo vacilla, sotto il fuoco incrociato dell’opposizione composta da Partido Socialista, Partido Comunista Português e Bloco de Esquerda.

La vendetta del Governo. La reazione del governo di Passos Coelho alla decisione del Tribunale Costituzionale è di inedita gravità. Nonostante le rassicurazioni di Standard&Poor’s sulla tenuta dei conti pubblici, il ministro delle Finanze Vítor Gaspar ha emesso una direttiva (despacho) con il quale ha proibito allo Stato qualsiasi spesa effettuata senza la sua autorizzazione: ogni voce di uscita dovrà perciò essere soggetta al suo benestare. Il congelamento riguarda i settori della Pubblica Amministrazione, dell’amministrazione centrale e della Sicurezza Sociale, e colpisce anche le aziende statali. Il rischio della paralisi dei servizi pubblici, anche dei più elementari, è concreto.
Tale decisione, di una durezza estrema, è stata accolta da una bordata di critiche, dal rettore dell’Università di Lisbona («Una misura cieca che chiude il paese e apre al caos») ai direttori dei quotidiani nazionali. Per Pedro Filipe Soares (BE) si tratta di un ricatto inaccettabile. Il deputato Honório Novo (PCP) ha ironicamente proposto al ministro Gaspar di approfittare degli ultimi fogli bianchi per chiedere le dimissioni: al ministro manca l’autorità per prendere una decisione così autoritaria, che forza i limiti del sistema. Arménio Carlos, leader del sindacato CGTP, ha definito il ministro Gaspar «un dittatore del XXI secolo».

La stretta della Troika. Mentre il paese è sull’orlo del precipizio, la triade dei creditori (Commissione Europea, BCE e FMI) ha momentaneamente sospeso ogni decisione che riguardasse il debito portoghese, bloccando l’erogazione delle tranches di credito finché il governo non avrà recuperato una somma uguale a quella bloccata con la sentenza del Tribunale Costituzionale. Passos Coelho ha intenzione, a tal fine, di trovare risorse tagliando ulteriormente la spesa pubblica nei settori di sicurezza sociale, salute, educazione e imprese pubbliche.
Bruxelles dovrà pronunciarsi a breve sulla rinegoziazione dei termini per il rimborso dei prestiti europei: il Portogallo spera in un termine che si aggiri intorno ai dieci anni, ma alcuni paesi dell’Eurozona non vogliono concedere un prolungamento oltre i cinque anni. Ieri il commissario Olli Rehn ha chiesto all’Eurogruppo di appoggiare le richieste portoghesi, visto lo stato avanzato dei lavori di riforma e di aggiustamento strutturale. La Troika si augura freddamente che venga cancellato il salario minimo per i lavoratori.

Just say “Não”. Ma, in un paese sulla via del collasso, è più probabile che la società si opponga strenuamente a un ulteriore dissanguamento.
Il Conselho Nacional de Educação, per esempio, ha perentoriamente rivendicato la necessità di nuovi investimenti nella scuola pubblica, giacché nell’ultimo rapporto Estado da Educação 2012, la situazione è stata definita “drammatica” ancor prima dell’annuncio dei nuovi tagli.
Anche la sanità annaspa, e con le imminenti misure rischia di dover chiudere una serie di servizi negli ospedali pubblici.
In un breve post apparso sul suo blog ospitato dal New York Times, il premio Nobel 2008 per l’Economia Paul Krugman ha espresso un parere netto sulle nuove misure di austerity imposte dalla troika al governo di Lisbona. Secondo l’economista statunitense, di estrazione neo-keynesiana, per uscire dalla crisi il Portogallo deve semplicemente opporsi (“Just say Não”) ai nuovi tagli. Ma, per arrivare a questo, c’è bisogno di un nuovo governo che sia capace di tenere testa ai ciechi dettami di Bruxelles: rebus sic stantibus, la situazione sarà presto insostenibile.