Nel momento in cui Napolitano ha tirato fuori dal suo cilindro istituzionale la proposta dei saggi, sono stati in molti, anche in ambito parlamentare, a storcere il naso, forse in anticipo. Adesso che la saggezza dei facilitatori ha partorito un esteso documento declinato attraverso alcuni temi fondamentali, un giudizio più ragionato appare d’obbligo.

BICAMERALISMO, FINANZIAMENTI AI PARTITI E LEGGE ELETTORALE. Per quanto riguarda l’architettura istituzionale i saggi auspicano l’eliminazione di una delle due camere per giungere a un modello monocamerale, un modello tuttavia che è minoranza in Europa. Sul finanziamento pubblico ai partiti, invece – sull’esempio degli altri paesi della comunità europea che vedono questo sostegno economico come un elemento virtuoso – i saggi sono concordi nel dire che il finanziamento è fondamentale e non eliminabile: la scelta appare coraggiosa e giusta perché emancipa i partiti da quelle che potremmo chiamare influenze esterne da parte delle lobby e dei poteri economici.
Sulla tanto discussa legge elettorale, i saggi, come gran parte dell’opinione pubblica, concordano nel superamento di quella vigente. Le vie possibili sono diverse: «il proporzionale su base nazionale proprio del sistema tedesco; il proporzionale di collegio con perdita dei resti, proprio del sistema spagnolo; il sistema misto, in parte preponderante maggioritario e in parte minore proporzionale, come la cosiddetta Legge Mattarella, per la quale si suggerisce comunque, in caso di accettazione del modello, l’abolizione dello scorporo».

SOSTEGNO A CHI (NON) LAVORA. Il punto più delicato, ovviamente, è questo. Prima di tutto, gli esodati: il documento dei saggi parla di misure ad hoc: quasi uno smacco per il lavoro del ministro Fornero e le incomprensioni (o silenzi?) sull’argomento durante la sua attività. In questo senso si orientano anche le misure sugli ammortizzatori sociali in deroga. Fondamentale per ripartire è un aiuto alle imprese seguendo la linea del decreto promosso nei giorni scorsi sul debito delle pubbliche amministrazioni, per cui occorre «espandere la operatività del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, che può, attraverso garanzie a banche e confidi sui prestiti alle pmi, attivare prestiti aggiuntivi per oltre 30 miliardi». E quindi un abbassamento delle tasse alle stesse. Circa l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori i saggi consigliano di sostenere le imprese attraverso una maggiore libertà dai vincoli delle assunzioni a tempo determinato. L’incubo per alcuni di vedere peggiorata la riforma Fornero è già apparso.
Infine l’apertura alla concorrenza in vari settori, l’aumento dell’influenza dell’Antitrust e la proposta di «disciplinare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali nel settore privato, dando seguito a quanto già in parte concordato tra le parti sociali e presente in alcuni progetti di legge presentati in Parlamento».
Il tutto sotto l’ombrello del rispetto degli impegni presi con l’Europa. Il sistema fiscale dovrebbe essere migliorato attraverso modifiche come l’ampliamento dell’efficienza e del carattere decentralizzato; una soluzione non ideologica e una regolarizzazione dell’attività di lobbying dovrebbe sanare invece l’annoso problema del conflitto d’interessi.

Tutti questi temi importanti rischiano di sembrare, in questo momento, secondari rispetto all’impasse politico che vive la nostra penisola. L’imminente votazione del Presidente della Repubblica potrà essere l’incipit di una nuova fase, nella quale il protagonismo del Presidente dovrà imporsi con una chiara decisione circa la formazione di un governo, oppure il nuovo inquilino del Qurinale dovrà trovare il coraggio, nel pieno dei propri poteri, di sciogliere le camere dopo una riforma della legge elettorale. Questa svolta che non è nelle facoltà di Napolitano, essendo ormai in semestre bianco, è tuttavia una extrema ratio, bocciata dalla maggioranza degli italiani secondo gli ultimi sondaggi.