Cara base del PD, basta domandarselo, basta chiedersi ancora “Perché non Rodotà”. La risposta è stata ribadita più e più volte: il partito è diviso. Quindi, anche se Bersani avesse proposto ai suoi di votare Stefano Rodotà, una parte rilevante del PD avrebbe comunque rifiutato. Con molta probabilità avrebbero quindi bruciato anche il nome dell’illustre giurista.

Un mare di correnti
Una parte del PD vuole aprire al dialogo con il PDL e un’altra è più sensibile all’influenza del M5S. Il problema sostanziale è questo. Ma oltre a queste due fazioni ci sono anche i “renziani” che, a loro volta, propongono un PD indipendente da qualsivoglia partito esterno. Renzi e i suoi vorrebbero quindi realizzare la scommessa persa da Walter Veltroni con le elezioni del 13 e 14 aprile 2008. Quando, l’ex sindaco di Roma, in qualità di candidato premier del Partito Democratico, partecipò rovinosamente alle elezioni politiche senza stringere alcuna alleanza.

Il PD è distrutto. Che la distruzione sia avvenuta per sua stessa mano o per mano del Movimento 5 Stelle sarà da vedere, magari poi scopriremo che si è trattato di un concorso di colpa. Furbescamente infatti il M5S ha proposto un candidato che il PD non avrebbe potuto rifiutare: Stafano Rodotà. In seguito ai battibecchi delle settimane precedenti, in seguito ai tanti “No” ad un governo di collaborazione, e dopo che Grillo ha apostrofato Bersani come uno “Stalker- politico” come avrebbe potuto, il PD, accettare il candidato al Colle dei M5S senza che questo garantisse al Paese una stabilità governativa?

Napolitano: usato sicuro
Quindi si è preferito inserire la retromarcia, riavvolgere il nastro, non prendersi alcuna responsabilità e ri-eleggere Napolitano. Una rielezione di transizione. Un Presidente della Repubblica capace di traghettare il Paese sino alle prossime elezioni. Quando dalle urne usciranno per davvero le ceneri de PD, e il PDL forse potrà ritrovare la sua maggioranza perduta. In quel momento, probabilmente, Napolitano potrà finalmente dimettersi, abbandonare il Quirinale e la maggioranza pidiellina, stando alla rimonta degli ultimi giorni, potrà eleggere il suo Presidente della Repubblica.

Al momento attendiamo tutti con curiosità di conoscere chi, o cosa, riempirà lo spazio “partitico” del PD. In lista ci sono già dei nomi: il rottamatore Matteo Renzi, il ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca, Nichi Vendola, che non si fa mai indietro in questi casi.

Qualsiasi cosa accada, spero che accada in fretta
Era il 30 aprile del 1993, poco meno di 20 anni fa, 19 per la precisione, quando la pioggia di monetine scagliate dalla folla inferocita colse Bettino Craxi, segnando così la fine del Partito Socialista Italiano. Sotto i colpi delle inchieste di Tangentopoli non si sfaldò soltanto il PSI, ma capitolò la “prima Repubblica”. Si spense così il partito che aveva cercato di riempire un vuoto, il vuoto che c’era tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano.

Allo stesso modo si spegne il PD. Quel partito nato da una fusione a freddo, tra ex DC ed ex PCI, quel partito che ha sempre cercato di mediare e conciliare gli opposti. Quel partito che, nel terrore di perdere voti ha sempre evitato di prendere posizioni nette, di dare risposte esaurienti per paura di scontentare questi o quelli.

Negli anni ’90, alla distruzione dei partiti è seguita la stagione delle stragi di mafia ad opera di Cosa Nostra (‘92-’93). Nel maggio 2010 Pietro Grasso, l’attuale Presidente del Senato e allora Procuratore Nazionale Antimafia, a proposito di quella stagione stragista ha affermato “Cosa nostra attraverso queste azioni criminali ha inteso agevolare l’avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste”.

Per questo dico: qualsiasi cosa prenda il posto del PD spero che lo faccia in fretta.