Napolitano ha deciso: sarà Enrico Letta a riceve l’incarico di formare il governo “dell’inciucio”. Una scelta più politica rispetto a Giuliano Amato e ben vista sia da Bersani che da Renzi. «Ho accettato, ma sento questa responsabilità più forte delle mie spalle. La prima esigenza è dare risposta sul fronte dell’economia» sono le prime parole del’ex vice-segretario Pd subito dopo aver ricevuto l’incarico dal Presidente della Repubblica.Ma con la scelta di Letta diventa difficile in questo momento pensare ad un rilancio economico dell’Italia. Con l’elezione di Napolitano e con l’inciucio Pd, Pdl e Lista civica svaniscono le poche speranze di un’Italia pronta alla svolta, al cambiamento e soprattutto pronta a imporre in Europa le proprie politiche e le proprie scelte. Appunto l’aspetto europeo è il motivo del’euforia dei mercati finanziari di inizio settimana. Oggi lo spread è sceso sotto i 270 punti base e dopo l’elezione di Napolitano la borsa ha fatto registrare due giorni di grande rialzo.

COSA SAREBBE SUCCESSO SE FOSSE STATO ELETTO RODOTÀ? Una domanda complessa, che come sempre può non avere una risposta unica e condivisibile. Di certo però sarebbe stata una vittoria del movimento di Beppe Grillo e quindi di quella fetta di italiani che si sente tradita dal progetto Europa. Sarebbe forse passata l’idea che l’Italia è stufa dell’egemonia politica della Germania e di quelli economisti che vedono nell’austerity una via per la crescita. Con molta probabilità questo cambiamento avrebbe spaventato la borsa e fatto cadere il listino italiano. Invece lo spread sarebbe volato, forse oltre quota 300 punti. Le ragioni di questo fanta psico-dramma finanziario sono da ricercare nell’Europa,  o meglio nella posizione che l’Italia ricopre nell’Unione Europea. L’elezione di Rodotà sarebbe stata interpretata come una minaccia per l’euro: il nuovo che avanza a discapito di una classe politica inerte, succube delle scelte franco tedesche e incapace di anteporre gli interessi dei cittadini italiani a quelli europei. La “nuova” Italia che si prepara ad essere governata da Enrico Letta invece non spaventa i mercati finanziari, gli speculatori possono dormire, per il momento, sonni tranquilli. La probabilità che l’Italia torni ad essere protagonista in Europa delle sue sorti torna vicino allo zero. E così lo spread e le borse possono festeggiare.

DALLA FANTA FINANZA ALL’ECONOMIA REALE. Lo scenario politico che si prospetta sarà un governissimo che cercherà di mettere in atto le proposte elaborate dai dieci saggi voluti da Napolitano. In campo economico il gruppo dei facilitatori ha prodotto un documento che, con molta probabilità, sarà la agenda economica del nuovo governo Letta. Gli interventi auspicati riguardano la crescita, come unico motore per rendere sostenibile il debito pubblico, il mercato del lavoro e il mondo delle imprese. Provvedimenti questi che possono dare un filo di respiro alle condizioni attuali dell’economia reale italiana. Tuttavia fino a quando non avremo una classe politica forte in grado di riappropriarsi in ambito europeo della sovranità nazionale in campo economico e politico e non si ridiscutano i trattati europei nessuna riforma strutturale veramente utile al paese può essere compiuta.