L’Italia da oggi ha un governo, il soprannominato “governo dell’inciucio”. Alla guida del paese Enrico Letta, vice segretario del Partito Democratico. Ieri, dopo aver incontrato Giorgio Napolitano, Letta ha presentato la lista dei ministri che comporranno il suo governo. Ventuno ministri che questa mattina hanno giurato la propria fedeltà alla Repubblica. E mentre al Salone delle Feste all’interno del Quirinale i nuovi ministri giuravano, davanti a Palazzo Chigi si sfiorava la tragedia. Una sparatoria nella quale sono rimasti feriti due carabinieri, uno dei due in gravi condizioni, e una donna incinta. Luigi Preiti, calabrese di 49 anni ha sparato sei colpi in Piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, dove alle 15 si sarebbe dovuto tenere il primo Consiglio dei Ministri, anticipato alle 13.00.Un esecutivo che nasce dopo oltre due mesi dalle elezioni, fortemente sponsorizzato da Napolitano attraverso continui  appelli al senso di responsabilità dei maggiori partiti. «Voglio premettere alla lettura della lista ancora una profonda gratitudine nei confronti del presidente della Repubblica per questa fiducia e aggiungere parole di sobria soddisfazione per la squadra che siamo riusciti a comporre, per la disponibilità dimostrata, per le competenze che si sono messe al servizio del Paese, per il record di presenza femminile e per il ringiovanimento complessivo della compagine di governo» queste le parole di Enrico Letta dopo aver sciolto la riserva.

Tredici ministri con portafoglio e otto senza. Sette donne, nove ministri Pd e cinque Pdl. Angelino Alfano guiderà il ministero degli Interni, Emma Bonino gli Esteri, alla Giustizia Anna Maria Cancellieri. Beatrice Lorenzin sarà ministro della Salute mentre all’Integrazione Cécile Kyenge, primo ministro di colore in un governo italiano. Originaria del Congo ma con cittadinanza italiana è attiva nelle lotte per i diritti degli immigrati e per il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. Altro nome importante Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, a capo di un ministero cruciale, quello del Lavoro, sia per l’attuale stato della disoccupazione e sia per l’eredità lasciatagli dalla Fornero (basti pensare agli esodati o alla riforma delle pensioni). Maurizio Lupi, da sempre schierato a favore di iniziative con grandi quantità di cemento, quali Tav e ponte sullo stretto di Messina, guiderà invece il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una scelta che allontana sempre di più il Pd dall’elettorato di sinistra e soprattutto dal MoVimento 5 Stelle.

Con molta probabilità domani ci sarà il voto di fiducia alla Camera dove emergeranno i malumori che regnano all’interno del Pd. Tuttavia i dissidenti più aggueriti come Civati, Puppato e Zampa, dopo le prime dichiarazioni in cui affermavano di non voler votare la fiducia, hanno espresso l’intenzione di appoggiare il governo nella speranza di realizzare riforme concrete per il paese, a partire dalla legge elettorale. Anche il segretario della Lega Roberto Maroni non sembra convinto: «Secondo me non avrà vita lunga. Rispetto agli scorsi giorni sono stati fatti passi indietro nonostante l’apertura di credito della Lega a Letta».