Difficile oggi più che mai parlare di festa del lavoro. L’Italia presenta un modello di mercato del lavoro fallito, un sistema pensionistico insostenibile, la foto della situazione occupazionale italiana scattata dall’Eurostat è davvero preoccupante. La disoccupazione è “stabile” all’11.5% mentre quella giovanile continua il suo trend in salita e raggiunge quota 38.4%. Solo Grecia e Spagna presentano una disoccupazione under 25 peggiore di quella italiana. Si stima che dall’inizio dell’anno siano circa 284 mila i posti di lavoro persi e quasi 3 milioni le persone in cerca di lavoro. A tutto questo bisognerebbe aggiungere i dati sull’esercito dei precari e dei lavoratori part-time.Il quadro drammatico richiede un urgente impegno da parte della politica per salvaguardare le migliaia di persone che si trovano in gravi condizioni economiche. Lo scorso 15 aprile sono state consegnate al presidente della Camera Laura Boldrini 50mila firme raccolte da diverse associazioni, tra cui Bin Italia (Basic Income Network), per la proposta di legge sul reddito minimo garantito. La proposta, modellata seguendo lo schema di sistemi di reddito di cittadinanza presenti nei principali paesi europei, prevede un sostegno di 600 euro mensili per i disoccupati, i lavoratori precari e per i giovani in cerca di prima occupazione. Inoltre è previsto che al beneficiario del reddito minimo garantito vengano proposte offerte di lavoro compatibili con la carriera lavorativa pregressa e con le competenze in suo possesso. La proposta di legge rappresenta un’importante occasione per il nuovo governo per cercare di ripristinare un welfare ormai inesistente e riavvicinare l’Italia ai paesi europei più all’avanguardia, come Danimarca, Svezia, Olanda e Germania.

Infatti il reddito di cittadinanza è uno strumento di welfare usato da numerose nazioni, europee e non, sviluppate e meno sviluppate, per creare una rete sociale protettiva e garantire una sopravvivenza dignitosa a tutti i cittadini.
In India, ad esempio, da circa due anni l’associazione indiana delle donne Sewa, con il supporto dell’Onu, porta avanti un progetto di sperimentazione del reddito di base nei villaggi rurali più poveri. In Brasile nel 2003 il presidente Lula approvò la creazione della Bolsa Familia, che è un sostegno al reddito per le famiglie più disagiate.

Ma è soprattutto in Europa che troviamo modelli di reddito di cittadinanza davvero moderni. In Danimarca esistono due diversi strumenti, uno di assistenza sociale e un altro di avviamento ad una vita autonoma, che si attivano per chi non riesce a soddisfare i propri bisogni e quelli della propria famiglia. La durata può essere illimitata, ma alcuni presupposti vengono richiesti per poter accedere al servizio, e soprattutto il beneficiario deve dimostrare di cercate attivamente lavoro. Il contributo che si riceve va dai 420 euro, per gli under 25 che vivono con i genitori, fino a 1700 euro per le persone con a carico un figlio.

Come la Danimarca anche la Svezia, l’Olanda, la Germania, il Belgio, l’Austria, la Finlandia e perfino l’Irlanda, che è uno dei paesi PIIGS, prevedono una rete di sostegno al reddito che garantisce ai cittadini di vivere oltre la soglia di povertà e assicura un’esistenza dignitosa. L’Italia può riuscire a trasformare la situazione drammatica del mercato del lavoro in una grande opportunità di cambiamento verso sistemi moderni di assistenza sociale.