L’inchiesta. Il bisettimanale Jeune Afrique ha pubblicato un’interessante inchiesta sulla nuova massoneria africana. Già due anni fa la rivista aveva parlato dell’argomento, sottolineando l’appartenenza iniziatica di vari capi di Stato e di governo nel continente. Molti infatti sono stati gli uomini di potere affiliati alle varie fratellanze: ripercorrendo la storia africana figurano i nomi dell’eroe algerino Abd el-Kader; l’ex-presidente del Gabon Omar Bongo (è massone anche il figlio – e attuale presidente – Ali Bongo); Blaise Diagne, primo deputato nero del Senegal sotto l’occupazione francese.

Oggi la lista è ancora lunga, come si può vedere in questa illustrazione, che presenta i massoni dichiarati e i sospetti tali. Tra i “fratelli” eccellenti dell’età contemporanea troviamo Denis Sassou-Nguesso (presidente del Congo-Brazzaville), Idriss Déby (Ciad), Alpha Condé (Guinea-Conakry), Blaise Compaoré (Burkina Faso). Tra i leader politici che hanno terminato di recente il loro incarico (o che sono stati defenestrati da colpi di Stato) si possono menzionare Amadou Toumani Touré (Mali), Mamadou Tandja (Niger), Abdoulaye Wade (Senegal), François Bozizé (Repubblica Centrafricana). Nella lista pubblicata da Jeune Afrique è presente anche il nome dell’attuale presidente senegalese Macky Sall, che però ha provveduto a inviare una smentita tramite il suo portavoce, dichiarando di non essere «mai stato massone, né lo è attualmente, e non ha intenzione di diventarlo».

Un po’ di storia. Le logge massoniche sbarcarono nel continente africano alla fine del XVIII secolo: la prima obbedienza fu quella di Città del Capo, fondata nel 1772. Di solito facevano riferimento ai soli coloni, come sostiene il giornalista Claude Wauthier nel suo libro L’étrange influence des francs-maçons en Afrique francophone (1997). L’apertura alla popolazione nera risale intorno agli anni Quaranta del Novecento, poco prima delle indipendenze. Ma l’appartenenza iniziatica non è sempre stata contigua agli ambienti di potere, soprattutto nei regimi dittatoriali: Guinea-Conakry, Mali e Benin chiusero le logge all’indomani delle indipendenze; Mobutu Sese Seko (ex-Zaire) dichiarò fuorilegge la massoneria nel 1965, salvo poi riabilitarla sette anni più tardi. Anche in Costa d’Avorio il presidente Houphouët-Boigny osteggiò fortemente le aggregazioni massoniche, ma dovette riaprirle in seguito alla pressione del Grande Oriente di Francia (GODF).

L’ombra della Françafrique. I paesi africani con le logge più potenti sono quelli francofoni. La maggior parte (più del 50%) appartiene al Rito Scozzese Antico ed Accettato. Il primo paese in assoluto, per numero di iscritti, è la Repubblica Democratica del Congo, seguito da Gabon, Camerun, Senegal, Costa d’Avorio, Benin, Togo e Marocco. Il legame con il Grande Oriente di Francia è molto forte, anche se da un po’ di tempo ha preso piede anche l’influenza della Grand Loge Nationale Française (GLNF, che però è stata recentemente disconosciuta dalla Gran Loggia d’Inghilterra). La differenza tra le due obbedienze è di carattere teologico poiché, mentre la prima è laico-deista, quest’ultima si definisce cristiana. Più che di legami, si tratta di una vera e propria discendenza: l’ex Gran Maestro della GLNF, François Stifani, ha dichiarato (minuto 3:45 di questo video) che le logge massoniche africane sono filiazione diretta della Gran Loggia Regolare francese. Viene il sospetto che le obbedienze africane siano in realtà dei cavalli di Troia per un’ulteriore penetrazione francese nel continente: rapprentano, infatti, un ambiente nel quale Parigi può esercitare un’influenza diretta tramite le persone affiliate, saltando i vincoli imposti dalle relazioni statali ufficiali e quelli delle istituzioni internazionali.

Qualcosa si muove. L’inchiesta contiene anche un’importante testimonianza di un fratello giornalista invitato a un incontro della massoneria internazionale francofona, che ha avuto luogo a Parigi lo scorso 18 gennaio, durante la prima settimana dell’offensiva in Mali. Ne è risultato un quadro complesso, con gli affiliati africani che hanno più volte accusato la Francia di ingerenze neo-coloniali: i rimproveri si sono innalzati contro l’ex-madrepatria non solo per la questione maliana, ma anche per l’intervento di Sarkozy in Costa d’Avorio nel 2011 a sostegno di Alassane Ouattara. Le massonerie africane si evolvono e aspirano a una maggiore visibilità: sono alla ricerca di un nuovo corso, che immaginano sganciato dall’influenza europea. I nuovi massoni africani vogliono imporre una visione differente rispetto ai “fratelli maggiori” del vecchio continente: lo hanno affermato nell’ultima grande riunione, che ha visto più di 400 partecipanti. L’ultimo REHFRAN (Rencontres Humanistes et Fraternelles Africaines et Malgaches) ha avuto luogo dal 6 al 9 febbraio a Kinshasa, su iniziativa della Conférence des Puissances Maçonniques Africaines et Malgaches (CPMAM).