Israele colpisce ancora la Siria. In pochi giorni ben due raid israeliani hanno raggiunto Damasco e hanno ucciso  quarantadue soldati siriani  mentre almeno 100 persone sono disperse. Nella notte tra sabato e domenica dei missili israeliani hanno distrutto un centro di ricerca militare, nella periferia della capitale siriana, a Jamraya.

L’obiettivo dell’attacco israeliano era quello di distruggere missili iraniani terra-terra Fateh-110 destinati agli Hezbollah. Già nella notte tra giovedì e venerdì scorso un altro raid aveva raggiunto il territorio siriano con lo stesso intento.

LA SIRIA SI DIFENDE
La Siria, in seguito agli attacchi, sarebbe corsa alla difesa e, secondo l’emittente televisiva Almayadin, molto vicina agli Hezbollah, avrebbe puntato batterie di missili proprio verso il confine israeliano. Dopotutto il ministro siriano degli Esteri, Faisal al Medad, ha dichiarato al quotidiano del Kuwait al Rai : «Se Israele dovesse attaccare di nuovo la Siria quest’azione sarà considerata un’azione di guerra e la Siria risponderà immediatamente».

ISRAELE NON SI PRONUNCIA
Da parte sua anche Israele avrebbe rafforzato il controllo militare sul confine con la Siria e, oltre allo spiegamento delle batterie anti missili, avrebbe anche chiuso al traffico aereo la zona. Il premier Benyamin Netanyahu per ora però non si pronuncia.

L’ONU
Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, da parte sua, ha espresso preoccupazione e ha spiegato che le Nazioni Unite non hanno ancora tutti i dettagli necessari per analizzare l’accaduto e quindi per intervenire. Nel frattempo però invita ad abbassare i toni.

GLI USA
Gli Stati Uniti, per bocca di Barack Obama difendono Israele, ma precisano che sono fuori dai giochi e dalle responsabilità. Gli Stati Uniti devono ancora completamente ridestarsi dagli incubi Afganistan e Iraq e non muoiono certo dalla voglia di metter piede in Siria. Piuttosto preferiscono seguire e confrontarsi con Israele, ma senza mai prendere parte in prima persona alla tensione. C’è anche da ricordare che proprio gli USA hanno fornito armi, e non solo, ai ribelli siriani.

ONU: I RIBELLI SIRIANI HANNO USATO ARMI CHIMICHE
Intanto giungono le prime conferme sull’uso di armi chimiche, in particolare il gas Sarin da parte dei ribelli. La conferma arriva da Carla Del Ponte, membro della Commissione ONU che indaga sulle violazione dei diritti umani in Siria. Del Ponte ha affermato alla Radio svizzera italiana «Per il momento noi abbiamo solo – elementi sull’uso di – armi chimiche da parte degli oppositori, poi, quando la commissione speciale potrà condurre l’inchiesta, si potrà stabilire se anche il governo ha fatto utilizzo di queste armi».

LE POSSIBILI MOTIVAZIONI DI ISRAELE
Dopo due anni di rivolte siriane Israele si pronuncia per la prima volta e c’è chi ha letto questi interventi militari come la ricerca di un’intesa con il presidente siriano Bashar al-Assad. Israele, nonostante si sia espressa distruggendo partite di armi che avrebbero rinvigorito proprio le milizie del presidente siriano, teme che, in seguito alle rivolte, la Siria possa essere governata da gruppi islamici fondamentalisti e quindi ancora più ostili nei suoi confronti. Dopotutto la famiglia Assad ha con lo Stato ebraico un rapporto di “non belligeranza” da diversi decenni.