Lo scorso 21 marzo durante la celebrazione del Newroz a Diyarbakir viene letto il messaggio di Abdullah Öcalan, fondatore del PKK, che annunciava la fine della lotta armata e il ritiro dei suoi uomini dal territorio turco. A Öcalan, recluso nel carcere di massima sicurezza di Imrali, qualche mese prima era stato concesso un incontro con i deputati del BDP, il partito della pace e della democrazia, iniziando un dialogo che ha condotto al cessate il fuoco. Parole che oggi hanno preso forma con l’allontanamento delle prime cellule del PKK e 40 militanti che stazionavano sul Mar Nero verranno accolti nel Nord Iraq.

In Iraq, infatti, si trovano i campi più importanti del PKK e il presidente della Regione Autonoma Curda, Massoud Barzani, in accordo con il governo di Ankara, è pronto ad accoglierli, offrendo loro una nuova vita e possibilità di inserimento nella società. Nei prossimi mesi, circa 2000 guerriglieri curdi attraverseranno la frontiera lasciando Semdinli, quell’angolo di Turchia sud-orientale confinante con l’Iran e l’Iraq, dove nel 1984 i combattenti del PKK condussero il primo attacco armato contro le forze di sicurezza turche.

Da allora iniziò una lotta durata quasi trenta anni in cui sono morte più di 40.000 persone. Il 2012 è stato l’anno in cui il conflitto ha raggiunto l’apice della violenza causando la morte di più di 700 persone. La situazione è migliorata lo scorso autunno quando il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan si è impegnato in un dialogo con Öcalan, fino ad arrivare alla dichiarazione del  leader del PKK Murat Karayilan sulla fine delle ostilità. Il dialogo con il BDP è stato importante ed ha portato il governo a un’apertura verso il PKK. Apertura accolta di buon grado dagli indipendentisti curdi. Ora sembra che questa primavera sarà diversa dalle altre. Pinar Yilmaz, a capo del comitato femminile locale del BDP, racconta che la primavera è sempre stata la stagione più temuta perché per anni, non appena la neve si scioglieva, ricominciava la guerra.

Certo è che restano tanti dubbi su quanto sta accadendo. Il partito della pace e della democrazia, svolgendo il ruolo di mediatore affidatogli dal leader dell’AKP, potrebbe diventare la voce ufficiale delle rivendicazioni curde, anche a causa dell’indebolimento del PKK. Erdoğan, che ambisce a completare la riforma della costituzione in senso presidenziale ed essere eletto a Capo dello Stato turco, punta sul BDP con la speranza di un sostegno alle votazioni parlamentari. Inoltre, la notizia dell’inizio del processo di pace con il PKK si è riversata immediatamente sul campo economico e Moody’s ha aumentato il rating della Turchia a BA1.

Ma, dall’altra parte, i sondaggi mostrano l’AKP, il Partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo guidato da Erdoğan, in calo sensibile dei consensi proprio a causa della trattativa. Nel frattempo, i lavori sulla nuova costituzione sono stati abbandonati dall’opposizione laica e nazionalista che si oppongono alla trattativa e alla riforma presidenziale di Erdoğan e l’attuale capo di Stato Abdullah Gül ha espresso il proprio disappunto sullo stadio, ancora embrionale, del lavoro sulla bozza della costituzione.