La morte di Chávez è avvenuta in un momento particolarmente florido delle relazioni bilaterali tra il Venezuela e i paesi del Cono Sud come Brasile e Argentina. Ma le convergenze di interessi fanno sì che questi legami si mantengano saldi.

Gli accordi. Nelle due visite realizzate l’8 e il 9 maggio a Buenos Aires e Brasilia, il neo-presidente Nicolás Maduro ha siglato una serie di accordi di cooperazione in ambito agricolo, tecnologico ed energetico con Argentina e Brasile. Questi accordi intendono dare un nuovo impulso alla produzione agro-industriale in Venezuela, aumentare la cooperazione in materia di sicurezza alimentare, garantire i rifornimenti di energia elettrica, creare legami strategici nella geopolitica del petrolio e promuovere lo sviluppo sociale.
Il principale obiettivo di Maduro è quello di una rivoluzione agro-alimentare: il suo paese sarà pure una superpotenza energetica, ma deve affrontare delle gravi carenze nel rifornimento dei prodotti di base.
Durante l’incontro con la presidente argentina Cristina Kirchner, Maduro ha ricordato che i problemi di produzione agricola del Venezuela sono iniziati con l’avvento dell’industria estrattiva: «Cento anni fa il Venezuela ha subìto mutamenti che ci hanno amputato delle conoscenze agrarie. Per questo adesso chiediamo appoggi superiori. Invitiamo gli imprenditori argentini a investire nelle imprese miste, a produrre nelle terre fertili e a fare una rivoluzione alimentare, che è parte della rivoluzione in cui siamo impegnati».
Dilma Rousseff, durante il discorso ufficiale, ha garantito che le imprese pubbliche brasiliane (Caixa Econômica Federal, Instituto de Pesquisas Aplicadas e Embrapa) saranno gli arti operativi per il mantenimento degli impegni. La presidenta ha anche sottolineato come l’interscambio bilaterale tra i due paesi goda di buona salute – essendo quantificabile intorno ai 6 miliardi di dollari nel 2012 – e si è impegnata a considerare un aumento delle importazioni dal vicino caraibico.
In cambio, il Venezuela ha appoggiato la candidatura del Brasile in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Sintonia regionale. Gli accordi rivestono anche un’importanza di carattere simbolico, poiché forniscono nuovi stimoli al processo di integrazione nel continente. Maduro lo ha ribadito in più di  un’occasione: il rafforzamento del Mercosur sarà il motore per lo sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi. Si tratta di una sfida importantissima soprattutto in questa fase, poiché al Venezuela sarà affidata la presidenza pro-tempore nel prossimo semestre. Il processo di integrazione latinoamericana continua, ma i rapporti di forza potrebbero cambiare: il Brasile potrebbe avere un ruolo di maggiore protagonismo a scapito proprio del Venezuela. Ma il Venezuela ha bisogno di un partner strategico come il Brasile, la maggiore potenza regionale.
In Brasile la destra è debole e non riesce a trovare un leader in vista delle elezioni del prossimo anno: probabilmente il Partido dos Trabalhadores resterà saldamente al governo, quindi gli accordi sono stati fatti pensando già al lungo periodo.

Multinazionali con la bava alla bocca. Dove andrà il Venezuela? Ci si domanda se il paese proseguirà il cammino della rivoluzione o tornerà a inglobare elementi del passato pre-chavista.
A livello governativo e istituzionale, i cambiamenti in Venezuela saranno importanti, ma non decisivi. Il processo rivoluzionario si è un po’ indebolito dopo la scomparsa di Chávez, ma c’è una relativa tranquillità grazie alla temporanea stabilità del prezzo del petrolio.
Già subito dopo la morte di Chavez gli analisti economici si sono chiesti che fine farà il petrolio venezuelano. Il tesoro energetico caraibico fa gola a molte potenze, e il Venezuela potrebbe trovarsi stretto nella morsa delle più potenti compagnie. La società statale russa Rosneft – uno dei giganti del settore energetico – sta preparando un’esplorazione nel mar dei Caraibi ed è disposta a sborsare 800 milioni di dollari. L’accordo con Rosneft è stato siglato pochi giorni fa: una joint-venture con la compagnia statale PDVSA (Petróleos de Venezuela S.A.) per l’esplorazione, l’estrazione e la vendita di petrolio e gas. Per il Venezuela l’instaurazione di partnership è fondamentale perché il petrolio della foce dell’Orinoco è di difficile estrazione, quindi servono investimenti duraturi.
Gli Stati Uniti sono un acquirente fondamentale del petrolio venezuelano, nonostante le relazioni tra i due Stati non siano proprio distese: ad agitare le acque hanno contribuito dapprima le sanzioni USA per il mancato rispetto dell’embargo petrolifero nei confronti dell’Iran, successivamente l’invito al riconteggio dei voti delle scorse elezioni. Ma è la Cina ad aver assunto una posizione strategica nel controllo del petrolio venezuelano. Fungendo da intermediario fra la PDVSA e gli altri potenziali venditori (pare che le banche di investimento cinesi abbiano potere decisionale nello sviluppo dei progetti), il colosso asiatico si avvicina sempre più ai posti di comando nell’economia degli idrocarburi. La Cina si può permettere di acquistare petrolio a basso costo dal Venezuela rivendendolo con alti profitti. In cambio, con i proventi, costruisce strade in Venezuela. Ma questo, per la Cina, è un investimento a costo zero, non cava un dollaro fuori dalla tasca.
È in quest’ottica che la collaborazione nel settore energetico con i paesi Mercosur diventa ancor più importante: attraverso l’integrazione latinoamericana, il Venezuela sta cercando di costruire una rete difensiva per evitare che le altre potenze mettano a rischio la sovranità sulle sue gigantesche riserve petrolifere.