Prima i numeri, il freddo calcolo: Guglielmo Epifani è stato nominato segretario del Partito Democratico con 458 voti a favore. I votanti erano 593: i voti validi sono stati 534, con 59 schede nulle e 76 bianche. All’ex-segretario generale della CGIL, dunque, è andato l’85% dei voti.

Epifani è visto da molti come un elemento valido per quel ruolo: la parola che più è stata usata in questi giorni è quella di “mediatore”. Ma c’è anche da sottolineare una novità: si tratta del primo ex-socialista alla guida del Pd. Una sorta di tertium datur in mezzo alle due anime forti del centrosinistra: quella proveniente dal Pci e quella proveniente dalla Dc.

FINO A QUANDO EPIFANI? - La domanda che si pongono in molti – e che Antonio Polito sul Corriere dello stesso 11 maggio ha sottolineato puntualmente – è la seguente: Epifani sarà un segretario “pro tempore”, un traghettatore verso il prossimo congresso democratico? Oppure la sua è una guida destinata a durare, conoscendo il temperamento e la statura del personaggio? Come diceva qualcuno, sarà il tempo a dircelo.

BRESCIA MULTICOLORE - Mentre alla Nuova Fiera di Roma si teneva l’assemblea del Pd, a Brescia, in Piazza del Duomo, il Popolo della Libertà teneva una manifestazione contro i pubblici ministeri, rei – secondo Berlusconi e gran parte dei suoi luogotenenti pidiellini – di usare la giustizia a fini politici. Una giornata, quella bresciana, che è stata tutt’altro che “monocolore”: mentre sopra il palco Berlusconi paragonava la sua storia a quella di Enzo Tortora, sotto alcuni gruppi di sinistra e del Movimento 5 Stelle attuavano una contestazione, culminata con alcuni scontri con i sostenitori del Cavaliere.

LA POSIZIONE DEL GOVERNO - In mezzo a questi due eventi, sta il governo di Enrico Letta. L’esecutivo ha i suoi grattacapi: non ha ancora deliberato sulla questione dell’Imu (anche perché i 4 miliardi dell’imposta vanno recuperati in qualche modo) e deve reperire anche i soldi per il rifinanziamento della Cig. Ma non finisce di certo qui: dopo la recente condanna a quattro anni in appello per Berlusconi nell’ambito del processo Mediaset, un’ulteriore bomba rischia di scoppiare all’interno del governo. Altre domande, infatti, sorgono spontanee: per gli esponenti del Pd all’interno dell’esecutivo, come porsi nei confronti della questione? Se da un lato ci sono gli alleati di governo del Pdl, dall’altro c’è gran parte dell’elettorato del centrosinistra, che si schiera con i magistrati. Ricordando che, fino a qualche mese fa, qualcuno nello stesso Pd dichiarava di non voler fare un governo con chi era contro la magistratura. A conferma di questo stato di perenne equilibrismo, le parole di alcuni giorni fa di Massimo D’Alema: «Non commento vicende giudiziarie».

CAMPO MINATO – Si tratta dell’ennesimo campo minato che si stende davanti alla dirigenza del Pd da qui ad ottobre, verso un congresso che si annuncia “ad alta tensione”. E ad aumentare il disordine sotto il cielo del centrosinistra, le continue prese di distanza di alcuni personaggi di spicco dello stesso Partito Democratico, come Civati e Puppato. Prese di distanza che, secondo alcuni, fanno il gioco di Berlusconi: perché se è vero che la revisione dell’Imu era un elemento dei programmi elettorali di tutti e tre i partiti ora al governo (come ha dichiarato Letta a “Che tempo che fa”), è anche vero che un’eventuale abolizione dell’imposta sugli immobili verrebbe quasi certamente vista dall’opinione pubblica come una vittoria del Cavaliere. E la dinamica governo-Pd è anche nelle parole di Matteo Renzi, che ha invitato il centrosinistra a non lasciare l’esecutivo nelle mani dell’uomo di Arcore: «Se lo subiamo (il governo, ndr) regaliamo un rigore a Berlusconi».

Si tratta dunque di una vera partita a scacchi, la cui durata potrebbe essere di cinque mesi: tanti ci separano da ottobre. Una partita in cui il Partito Democratico rischia definitivamente di sfaldarsi e in cui i moltissimi personaggi in gioco contribuiscono a rendere ancor più caotica una situazione già molto variegata. Con buona pace di Napolitano che, alla nomina di Epifani, ha incoraggiato il nuovo segretario a tenere unito il partito e a farlo uscire da questa fase di divisioni.