Gli inferni si assomigliano tutti tra loro. Per questo se su “Google immagini” si digita il nome “Manolada”, un villaggio greco nella provincia di Ilia, all’interno del Peloponneso, si ottengono delle foto che sono molto simili a quelle che è possibile osservare scrivendo nella barra di ricerca “Rosarno”.

A Nea Manolada non ci sono arance, ma fragole e per raccoglierle servono braccia forti. Circa un mese fa, il 19 aprile, proprio a Manolada un gruppo di circa 200 braccianti bengalesi, pachistani ed egiziani ha deciso spontaneamente di incrociare le braccia per richiedere, al proprio datore di lavoro, i sei mesi di stipendio arretrato. I proprietari delle piantagioni ed i sorveglianti hanno inizialmente aggredito verbalmente i lavoratori in sciopero. Successivamente è stato aperto il fuoco contro la folla e sono stati feriti 28 braccianti. Fortunatamente nessuno di loro ha perso la vita.

Purtroppo non è la prima volta che in quella regione avvengono fatti del genere, già nel 2008 circa 400 braccianti avevano picchettato la piazza di Manolada con lo scopo di ottenere un minimo aumento salariale e condizioni di vita più umane. Nel 2000 non furono i colpi delle armi da fuoco, ma le bastonate sferrate dagli stessi proprietari terrieri a soffocare le richieste. Allora come oggi un solo proprietario terriero è stato arrestato.

In Grecia gli immigrati impiegati in agricoltura sono per lo più senza documenti. Questo rende i lavoratori ancora più ricattabili. I proprietari dei campi infatti, per ritardare i pagamenti ed evitare proteste, minacciano di denunciare i lavoratori irregolari alle forze dell’ordine. In Grecia alla denuncia segue l’espulsione.

Queste situazioni mostrano come all’interno dell’Unione europea c’è ancora molto da fare per quanto riguarda i diritti. I governi degli stati che ospitano questi lavoratori a cottimo dovrebbero cercare di raccogliere le proteste e le richieste per costruire, assieme a loro, norme capaci di tutelare l’anello debole della catena produttiva e penalizzare schiavisti e sfruttatori. Al momento è in atto un boicottaggio spontaneo delle fragole provenienti da quella zona, per il resto attendiamo buona nuove.